Stop improvviso al forno crematorio del cimitero di San Michele e disagi pesantissimi per le famiglie. A causa di un guasto tecnico, l’impianto di Cagliari è fuori servizio e le salme vengono trasferite a Sassari e Olbia, con inevitabili ripercussioni economiche e organizzative.
Il blocco del forno ha mandato in tilt l’intero sistema delle cremazioni nel Sud Sardegna. Nei giorni scorsi decine di salme sono rimaste in attesa, con le celle frigorifere ormai sature. In alcuni periodi, spiegano gli operatori del settore, il numero dei feretri è stato particolarmente elevato e si è reso necessario stabilire delle priorità: prima i residenti a Cagliari, poi quelli deceduti in città ma residenti altrove, infine i non residenti né deceduti nel capoluogo.
Una situazione che pesa soprattutto sulle famiglie, costrette a sostenere spese aggiuntive. Oltre ai circa 700 euro della cremazione, bisogna mettere in conto almeno 300 euro in più per il trasferimento della salma a Olbia o Sassari. A questi costi si sommano quelli per la sosta nelle celle refrigerate, che può arrivare fino a 50 euro al giorno, e in alcuni casi anche il rientro del feretro a Cagliari per la mancanza di spazio.
Secondo le agenzie funebri, il forno di San Michele rappresenta un servizio essenziale per l’intera Isola, assorbendo oltre il 70% delle cremazioni del Sud Sardegna. Il guasto, legato allo scambiatore di calore, ha quindi generato un’emergenza che era già stata segnalata come possibile, vista la necessità di un secondo impianto.
Intanto si guarda al futuro. È già stata completata l’installazione del nuovo forno crematorio, che dovrebbe entrare in funzione non appena saranno conclusi gli ultimi passaggi tecnici e burocratici. L’obiettivo è rendere operativo un impianto di ultima generazione capace di risolvere definitivamente le criticità attuali.
Dal Comune assicurano che i lavori sono in fase conclusiva e che i tempi per la riattivazione del servizio dovrebbero essere brevi. Nel frattempo, però, il disagio resta tutto sulle spalle delle famiglie, costrette a fare i conti con attese più lunghe e spese sempre più alte.













