Cagliari, così muore il Corso insieme al centro storico: circa 50 negozi, market e ristoranti chiusi

L’opinione di Marcello Marchi: “Perchè non è solo Antonello che chiude, ma hanno chiuso una cinquantina di varie attività, compresi anche ristoranti e pizzerie che avevano creduto che la ristorazione generalizzata e tutti tavolini nelle strade e nella piazze rappresentasse il futuro. Così non è stato, così non è. Ne sa qualcosa Daniele, titolare e proprietario di un grande negozio di mobili che ha chiuso per avventurarsi nella strada della ristorazione…”

La chiusura del noto ristorante ” I Mori ” in Corso Vittorio Emanuele a Cagliari ( mi auguro solo temporanea e lo auguro di cuore ad Antonello e Patrizia, e con loro anche ai dipendenti lasciati a casa ) pone a mio parere una pietra tombale sull’esperienza del tutto pedonale e del tutto ” food ” del Centro storico della Città. Perchè non è solo Antonello che chiude, ma hanno chiuso una cinquantina di varie attività, compresi anche ristoranti e pizzerie che avevano creduto che la ristorazione generalizzata e tutti tavolini nelle strade e nella piazze rappresentasse il futuro. Così non è stato, così non è. Ne sa qualcosa Daniele, titolare e proprietario di un grande negozio di mobili che ha chiuso per avventurarsi nella strada della ristorazione, costretto dopo pochi mesi ad abbassare le saracinesche.
Così come le ha abbassate Luciano, che ha trasferito il suo ristorante in altra zona, come ha fatto il titolare de ” Il Gusto”, la falegnameria di Marco e l’Atelier- Agente matrimoniale che ha resistito solo pochi mesi di fronte a Via Tigellio, mentre hanno chiuso in maniera definitiva il Market di Roberto e Patrizia, la Drogheria di Salvatore, i ristoranti ” Altan ” , ” Campo” e ” Monica”. E poi le esperienze negative di due attività ittiche, di pesce fresco una, di surgelati la seconda. E così pure due cartolerie eprodotti informatici. Una vera ecatombe: un centinaio di negozi in tutto, il 50% di serrande abbassate. Il Corso è una strada buia, anche
l’illuminazione pubblica è deficitaria( ho dovuto personalmente comunicare i numeri civici corrispondenti ai lampioni spenti perchègli operai del Comune potessero intervenire a sostituire le lampade fulminate ), le luci dei ristoranti, dei bar, delle pizzerie non sono sufficienti a ridare i sorriso e le speranze degli operatori commerciali, dei loro clienti e soprattutto dei residenti. E’ la morte lenta del Centro storico per colpa di una programmazione commerciale e dei servizi pubblici suicida praticata negli ultimi quindici anni di amministrazione comunale rispetto alle iniziative socio economiche che dal Centro portavano negli altri punti nevralgici della Città, che aveva un programma e un obiettivo: Cagliari Capitale. Peccato: una speranza che è venuta meno. E le responsabilità sono chiare, anche se nessuno sembra voglia parlarne.
Marcello Roberto Marchi
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