Cagliari, commercianti in trincea: “La gente non esce e non compra, no al lockdown”

Il grido di dolore dei titolari di negozi e ristoranti: “C’è già un lockdown reale, i negozi di abbigliamento hanno ancora le scorte invendute: tante aziende non riusciranno a sopravvivere nel 2021″

“Dopo la chiusura di marzo e svariati proclami, il commercio, i pubblici esercizi, e tutte le attivita produttive, sono già in un effettivo lockdown, in tutta l’Isola si rischia di perdere il 40 per cento delle aziende nel 2021”. Così il presidente di Confcommercio Sud Sardegna Alberto Bertolotti mentre si prende in considerazione sia a livello nazionale, che a livello regionale, di emanare ulteriori misure restrittive che imporrebbero ai titolari dei negozi e locali di abbassare le serrande. “Non è attribuibile – come peraltro dimostrano i dati – alle attività commerciali e ai pubblici esercizi l’aumento dei contagi, abbiamo investito in termini di protocolli e igienizzazione delle attività per garantire la massima sicurezza della frequentazione da parte della clientela, oggi le persone non escono più, quindi non fanno acquisti e non vanno in ristorante, c’è già un lockdown reale anche se non è dettato dalle normative”, precisa il presidente Bertolotti, “sarebbe da verificare con attenzione il tema scuola e quindi trasporti scolastici”.

 

Per Confcommercio Sud Sardegna le ricadute per il tessuto economico sarebbero devastanti. “Teniamo presente che a marzo auspicavamo una riapertura per l’estate con una stagione produttiva, adesso abbiamo di fronte l’inverno, un inverno dove la risacca del danno economico generato dal lockdown ed emergenza covid, sarà estenuante, lunga e mostruosa. I negozi di abbigliamento hanno ancora tutte le scorte invendute, ora il lockdown sarebbe un aziendicidio”.

 

L’associazione di categoria richiede misure per contrastare la crisi economica in atto “ancor più grave di quella del 2009 generata dal fallimento Lehman Brothers, gli effetti saranno ancora più devastanti e duraturi”.

 

Il presidente dell’associazione di categoria del sud dell’Isola fa un plauso alla giunta regionale “per i contributi previsti sul costo del lavoro, comunque da potenziare, per l’istituzione del fondo emergenza imprese da rifinanziare e perfezionare nei termini, e l’estensione temporanea della superfici delle concessioni demaniali marittime che ha consentito agli stabilimenti balneari di salvare la stagione, c’è invece da stigmatizzare questa continua cattiva comunicazione relativa al passaporto sanitario e a chiusure annunciate”.

 

Le richieste. “Adesso bisogna agire immediatamente in termini di riduzione del peso fiscale sulle aziende soprattutto per il costo del lavoro, per la cancellazione dell’irap e credito di imposta sugli affitti, e poi è necessario pensare a una cura in favore delle aziende con contributi a fondo perduto che ristorino la perdita di fatturato. Su base nazionale 270mila imprese chiuderanno per sempre a causa del covid, su base regionale un buon 40 per cento rischia di non farcela da qui alla fine del 2021”.

 


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