Tutto è cominciato in modo improvviso: un pomeriggio trascorso a casa di un’amichetta, il malessere inatteso, poi il peggioramento neurologico nelle ore successive. Segnali difficili da interpretare, soprattutto in una bambina. Quando la situazione è apparsa chiara nella sua gravità, il ricovero urgente nella struttura di Pediatria, diretta dal Dr. Giuseppe Masnata, è diventato inevitabile, da quel momento, la storia della piccola paziente si è legata indissolubilmente con quella dell’equipe dell’ARNAS G. Brotzu. La risposta da parte delle Strutture di Pediatria, Neurologia e Stroke Unit e Neuroradiologia è stata immediata e collegiale. Le prime che hanno riconosciuto il sospetto clinico di ictus sono state le dottoresse Valeria Ledda e Valeria Piras che, insieme ad Antonio Ferrari e Federica Schirru, hanno dato avvio al percorso diagnostico-terapeutico. Gli esami hanno confermato ciò che si sospettava: l’occlusione di un grosso vaso intracranico, una condizione severa, soprattutto in una paziente così giovane, che ha richiesto una decisione rapida e un trattamento altamente specialistico.
La scelta è stata quella più complessa: un intervento endovascolare con posizionamento di uno stent per riaprire il vaso e ripristinare il flusso sanguigno al cervello, che richiede altissima precisione.
“Il trattamento dell’ictus in età pediatrica è particolarmente complesso”, spiega Federico Fusaro, Direttore facente funzione della Struttura di Neuroradiologia. “Le difficoltà diagnostiche, l’adattamento delle procedure e dei dispositivi a pazienti molto giovani, la necessità di competenze tecniche ed esperienza elevatissime rendono ogni intervento una sfida”.
E questa volta, la sfida è stata vinta. Grazie alla tempestività dell’intervento e alla gestione specialistica, la bambina ha mostrato un recupero neurologico quasi completo, con un’evoluzione clinica sorprendentemente favorevole già nelle prime ore successive alla procedura.












