Un rischio concreto per la sicurezza di decine di famiglie e una burocrazia ferma da oltre due anni. È la denuncia che arriva da Danilo Mirarco, amministratore del supercondominio di via Baronia 17, scale A/B, a Cagliari, che ha deciso di rendere pubblica una situazione definita «di estremo pericolo» e mai affrontata dalle autorità competenti.
Al centro della vicenda alcune alberature ad alto fusto, alte oltre 20 metri, presenti nel condominio confinante di via Baronia 23-29, un complesso di cui il comune di Cagliari risulta proprietario di maggioranza. Secondo quanto segnalato, gli alberi sarebbero stati piantati in violazione delle distanze legali previste dall’articolo 892 del Codice Civile. Una irregolarità che, nel tempo, avrebbe prodotto conseguenze gravi: le radici hanno compromesso la stabilità del muro di confine, oggi visibilmente inclinato e potenzialmente a rischio crollo.
Le segnalazioni formali al Comune di Cagliari e alla proprietà del condominio confinante risalgono al 2024, ma – denuncia l’amministratore – a fronte di ripetuti solleciti non è mai stato effettuato alcun intervento di manutenzione o messa in sicurezza.
La situazione è precipitata nelle giornate del 19 e 20 gennaio 2026, durante l’allerta rossa che ha colpito la città sotto la spinta del ciclone “Harry”. Le intense piogge hanno saturato il terreno, mentre le forti raffiche di vento hanno fatto oscillare pericolosamente gli alberi, aumentando il rischio di un loro ribaltamento. Un’eventualità che potrebbe avere conseguenze drammatiche: il crollo degli alberi investirebbe direttamente il fabbricato di via Baronia 17.
“Il pericolo è concreto e imminente”, si legge nella denuncia, che punta il dito contro quella che viene definita una “gravissima inerzia istituzionale”. Dal 2024, infatti, non sarebbe arrivato alcun riscontro operativo neppure dall’assessorato ai Lavori Pubblici del Comune di Cagliari. Nelle ultime settimane sono state inviate ulteriori diffide urgenti anche ai Vigili del Fuoco, alla Polizia Locale e alla Protezione Civile, senza ottenere risposte risolutive. “Non possiamo attendere che si verifichi una tragedia per intervenire”, è l’appello finale.












