Cagliari, 70enne gravemente malata costretta a vivere tra liquami e pericoli: l’appello disperato del figlio.
Una situazione drammatica e ormai insostenibile quella denunciata da Marcello Foddi, cittadino cagliaritano, che lancia un appello pubblico per salvare la madre Annamaria, una donna di circa 70 anni, affetta da tre tumori, di cui uno maligno, costretta a vivere in condizioni igienico-sanitarie gravissime in un alloggio comunale al piano terra in via Cortigiana 1, a Cagliari.
L’appartamento si trova in palazzine comunali di oltre 50–70 anni, collegate tra loro, con quattro piani sopra il piano terra. Tutti gli scarichi delle acque nere delle tre palazzine confluiscono proprio sotto e attraverso l’abitazione della donna. Da tempo tre tubazioni di scarico risultano rotte, facendo fuoriuscire liquami che invadono la casa, in particolare tra la camera da letto, il bagno e la cucina, con odori nauseanti e rischi evidenti per la salute.
«Mia madre vive lì da quasi 50 anni, ha sempre pagato regolarmente affitto, spese e condominio – racconta Marcello Foddi – oggi però quella casa non è più vivibile. Dorme in una stanza attraversata da tubi rotti da cui scendono acque nere di tutto il palazzo».
Non solo. L’impianto elettrico è fatiscente, le scale condominiali sono devastate dall’umidità, con muri che si sgretolano, ed è crollata persino la vasca da bagno dopo una doccia. Una situazione definita dalla famiglia come pericolo di vita.
La donna non vive sola: con lei abita anche un altro figlio, 45 anni, con problemi di salute mentale, rendendo il quadro ancora più delicato e urgente.
Negli anni sono stati contattati Comune di Cagliari e Regione, ma la risposta sarebbe sempre la stessa: mancanza di fondi per intervenire sugli scarichi. Nessun lavoro risolutivo, nessuna alternativa abitativa, nonostante le segnalazioni, le denunce e la documentazione sanitaria presentata.
«Ci sentiamo completamente abbandonati dalle istituzioni – continua Marcello – mia madre sta morendo e lo Stato le chiede di farlo tra i liquami».
La famiglia lancia ora un appello diretto al sindaco di Cagliari e agli enti competenti: chiediamo solo dignità, sicurezza e umanità. Che qualcuno si metta una mano sulla coscienza e intervenga prima che sia troppo tardi.
Una vicenda che solleva interrogativi pesanti sullo stato del patrimonio abitativo pubblico e sulla tutela delle persone più fragili, soprattutto quando la burocrazia sembra prevalere sul diritto fondamentale a una vita dignitosa.











