Burcei lotta per avere una strada sicura su cui viaggiare senza rischiare la vita a ogni curva: “Ci sono tragedie che dovrebbero costringerci, almeno per qualche giorno, a fermarci e a riflettere. Poi, però troppo spesso, passano le settimane e tutto torna come prima”.
Non si ferma la protesta del comitato, nuovo appello alle istituzioni affinché vengano presi provvedimenti per la messa in sicurezza della strada della morte e la realizzazione della nuova arteria stradale, in cantiere da decenni. E intanto si continua a morire e le croci su quell’asfalto macchiato di sangue non si contano più.
“Il 2 agosto, sulla vecchia SS 125, all’altezza di Burranca un terribile scontro tra tre automobili è costato la vita ad una donna di 71 anni.
Quattro persone sono rimaste ferite e trasportate in ospedale
Una tragedia che ha riportato ancora una volta al centro dell’attenzione la pericolosità di quella strada e la necessità di interventi urgenti di messa in sicurezza.
Poi, pochi giorni dopo, un altro grave incidente. Una famiglia che stava partendo in vacanza è rimasta coinvolta in uno schianto e i suoi componenti sono stati trasportati in codice rosso in ospedale.
Due episodi diversi, ma che ci riportano inevitabilmente alla stessa domanda: quanto è sicuro oggi percorrere una strada progettata e costruita molti decenni fa, con un traffico e con veicoli completamente diversi da quelli di allora?
Perché il problema della sicurezza stradale non può essere ridotto soltanto alla responsabilità individuale
Certo, chi si mette alla guida dopo aver bevuto deve sapere che l’alcool altera attenzione, riflessi, percezione del pericolo e capacità di reagire.
Su questo punto dobbiamo essere molto più severi con noi stessi: SE SI BEVE NON SI GUIDA. PUNTO.
Ma la sicurezza stradale non finisce qui.
Esiste una responsabilità che riguarda le infrastrutture. Una strada costruita moltissimi anni fa può essere stata perfettamente adeguata al traffico dell’epoca e diventare progressivamente inadeguata quando sulla stessa carreggiata cominciano a circolare veicoli più potenti, più pesanti, più veloci, SUV, motocicli, ciclomotori, bici, mezzi commerciali e di trasporto pubblico e privato in numero sempre crescente.
Non si può pretendere che una strada nata per un’altra epoca continui a svolgere la stessa funzione senza adeguamenti.
La ex SS 125, in alcuni tratti, porta ancora evidenti i segni di una concezione stradale appartenente al passato e, per questo oggi, molto pericolosa: carreggiate strette, curve, visibilità non sempre adeguata, protezione e segnaletica che necessitano di maggiore attenzione e, soprattutto, una configurazione che deve essere confrontata con le esigenze della mobilità attuale.
Questo, sia chiaro, non deve diventare un alibi per chi guida in modo irresponsabile.
Se un automobilista si mette alla guida dopo aver bevuto è responsabile della propria scelta.
Se un’automobilista corre troppo è responsabile della sua velocità.
Se sorpassa in modo azzardato è responsabile del rischio che crea.
Ma anche chi ha il compito di progettare, mantenere e mettere in sicurezza le strade ha la sua responsabilità.
La sicurezza infatti è il risultato di tutti questi elementi: comportamento corretto da parte degli automobilisti, controlli, prevenzione, manutenzione e infrastrutture adeguate.
Forse è proprio questo il punto che spesso dimentichiamo.
Ogni volta che accade un incidente grave ci chiediamo chi abbia sbagliato. È giusto farlo, perché le responsabilità vanno sempre accertate. Ma dovremmo porci anche un’altra domanda: quella strada è adeguata al traffico che sopporta oggi?
Non possiamo aspettare ogni volta che ci sia un morto per riparlare di sicurezza.
Non possiamo attendere che la messa in sicurezza arrivi sempre dopo la tragedia.
E, nello stesso tempo, non possiamo considerare normale l’idea che una serata, una cena, qualche bicchiere di troppo e il ritorno a casa in automobile siano cose normali.
La tecnologia delle automobili è andata avanti: i motori sono più potenti, i mezzi più grandi, le prestazioni enormemente superiori e molto più numerosi rispetto a quando la strada è stata concepita e realizzata.
La sicurezza non è solo una questione di limiti di velocità e multe. È anche cultura, responsabilità e investimento.
I due incidenti successi in questo mese dovrebbero servire a chiederci cosa possiamo fare tutti assieme – CITTADINI E ISTITUZIONI – perché la prossima volta non si debba raccontare di altre vite spezzate sulla stessa strada.
Perché dietro ogni incidente non ci sono solo veicoli distrutti.
Ci sono vite spezzate e famiglie che cambiano per sempre.
E quando una tragedia può essere evitata, non si può parlare di fatalità ma di RESPONSABILITÀ personale dei conducenti e delle istituzioni inadempienti.
Troppe vite spezzate, troppo menefreghismo da parte delle istituzioni.
Oramai siamo stanchi, amareggiati e delusi da una situazione che si protrae da troppo tempo con le istituzioni sorde alle richieste dei cittadini.
Concludiamo con richieste chiare e non più rinviabili: quando si metterà in sicurezza la vecchia SS 125?
Quando proseguiranno i lavori di messa in sicurezza della SP 21?
Quando inizieranno i lavori per la realizzazione della nuova strada provinciale BURCEI SINNAI MARACALAGONIS?
Dopo oltre un quarto di secolo di attese, promesse non mantenute e rinvii chiediamo alla città metropolitana di Cagliari che seguano i fatti con date certe sull’inizio e fine dei lavori.
Burcei, i fruitori del territorio non possono più aspettare”.
Per il comitato cittadino: Salvatore Malloru, Ignazio Saddi, Francesca Pitzalis, Luigi Meloni, Andrea Lobina, Marco Arrais, Giuseppe Lorrai, Gianluca Mucelli, Vittorio Monni.












