“Basta, è ora di cambiare”: il 118 in Sardegna al collasso, associazioni lanciano l’allarme
Il sistema dell’emergenza-urgenza 118 in Sardegna è sotto pressione e rischia di non reggere ancora a lungo. Dall’assemblea regionale delle associazioni di volontariato, riunite a Oristano, arriva un messaggio chiaro e senza giri di parole: serve un cambio di passo immediato.
Carichi di lavoro sempre più pesanti, costi non adeguatamente coperti, carenza cronica di volontari e un aumento delle responsabilità in capo ai presidenti delle organizzazioni stanno mettendo a dura prova l’intero sistema. Una situazione che, secondo quanto emerso, mette a rischio la sostenibilità stessa del servizio.
Nei prossimi giorni verrà formalizzato un documento da inviare alla Presidenza della Regione per chiedere l’apertura di un tavolo di confronto sul futuro del 118 e sulla revisione complessiva della convenzione attualmente in vigore.
“È arrivato il momento di superare definitivamente logiche emergenziali e proroghe infinite”, afferma Lucia Coi, presidente di Anpas Sardegna. “Il volontariato non chiede privilegi, ma il pieno riconoscimento del proprio ruolo con regole chiare, criteri trasparenti e un sistema equo. Le nostre organizzazioni sono un presidio fondamentale nei territori”.
Nessuna minaccia di stop ai servizi, ma la richiesta di essere ascoltati sì. “Non siamo qui per creare contrapposizioni – sottolinea Giovanni Mura, presidente delle Misericordie d’Italia Sardegna – ma per aprire un confronto reale su problemi che troppo spesso restano ignorati. Il volontariato vive una fase complessa: meno volontari, più responsabilità e strumenti di sostegno sempre più deboli”.
Tra i nodi principali, anche la necessità di chiarezza sui costi e sulla rendicontazione. “Serve un modello preciso e il riconoscimento adeguato delle figure operative”, evidenzia Antonio Dettori, referente 118 Avis Sardegna.
Sul tavolo c’è anche la tutela legale delle organizzazioni, alle prese con criticità amministrative e ritardi nei pagamenti. In assenza di risposte concrete, le associazioni non escludono ulteriori iniziative condivise per difendere la tenuta del servizio.
Il messaggio è netto: senza interventi strutturali, il sistema rischia di cedere proprio mentre continua a garantire, ogni giorno, un servizio essenziale per i cittadini.










