CAGLIARI – La firma del protocollo tra Italia e India per il reclutamento di migliaia di infermieri riaccende il dibattito sulla sanità italiana e, soprattutto, sul futuro dei professionisti sardi. Se da una parte il Governo punta a colmare rapidamente la cronica carenza di personale sanitario, dall’altra cresce la preoccupazione di chi teme che questa soluzione finisca per penalizzare i giovani che vorrebbero intraprendere la professione.
A lanciare l’allarme è la Uil Fp Sardegna, che parla di una situazione “aberrante e inaccettabile”. Secondo il sindacato, nell’Isola esiste un forte interesse verso i corsi di laurea in Infermieristica, ma i posti disponibili restano insufficienti. A fronte di circa 800 candidati, infatti, vengono ammessi poco più di 330 studenti. Una selezione che, secondo la Uil, lascia fuori centinaia di aspiranti infermieri destinati a cercare altre strade o a trasferirsi altrove.
Il problema, sottolinea il sindacato, non riguarda solo gli infermieri, ma anche altre professioni sanitarie come i Tecnici sanitari di radiologia medica e i Tecnici sanitari di laboratorio, dove il numero dei candidati supera ampiamente quello dei posti disponibili.
La Sardegna continua nel frattempo a fare i conti con una carenza stimata in circa 3.000 infermieri rispetto agli standard europei. Una situazione che si riflette quotidianamente negli ospedali e nei servizi territoriali, con turni sempre più pesanti, personale sotto pressione e difficoltà nel garantire la piena copertura assistenziale.
Per la Uil Fp la risposta non può limitarsi all’arrivo di professionisti stranieri. Il sindacato chiede invece un piano strutturale che punti ad aumentare i posti nei corsi universitari di Cagliari e Sassari, a delocalizzare i poli formativi sul territorio e a sostenere economicamente gli studenti attraverso borse di studio dedicate. Parallelamente viene invocata una strategia di lungo periodo per rendere il sistema sanitario più attrattivo, migliorando stipendi, condizioni di lavoro e possibilità di crescita professionale.
Il protocollo con l’India rappresenta certamente una risposta immediata all’emergenza, ma secondo il sindacato non può sostituire una programmazione seria del fabbisogno sanitario. “Importare professionisti dall’estero senza cambiare le regole del gioco è un investimento a perdere”, sostiene la Uil, che chiede la convocazione di una Conferenza regionale sulle professioni sanitarie e sociali per pianificare il futuro della sanità sarda.
Il dibattito resta aperto. Da una parte c’è l’urgenza di garantire personale negli ospedali, dall’altra la necessità di valorizzare le nuove generazioni di professionisti formati in Sardegna, evitando che la risposta all’emergenza finisca per trasformarsi nell’ennesima occasione mancata per il territorio.












