“Il Mediterraneo non è in vendita”: dalle Baleari alla Sardegna, fino all’Albania, le comunità del Mediterraneo difendono il paesaggio e rivendicano il diritto di scegliere il futuro delle proprie terre.
“Il Mediterraneo non è in vendita” non è soltanto uno slogan, ma una domanda che attraversa oggi molte comunità affacciate sul mare più antico del mondo. A porla è l’antropologa sarda Veronica Matta, studiosa delle relazioni culturali tra Sardegna e Baleari, che richiama l’attenzione sul valore del paesaggio come patrimonio collettivo, memoria storica e identità delle comunità. Una domanda che dalla Spagna arriva fino alla Sardegna e ai Balcani: chi decide il futuro dei territori? Le comunità che li abitano o modelli di sviluppo spesso progettati lontano dai luoghi che trasformano?
La Spagna e la nuova mobilitazione delle isole: questa nazione è oggi uno dei luoghi simbolo di questa nuova consapevolezza mediterranea. Nelle Isole Baleari, e in particolare a Maiorca, migliaia di cittadini sono scesi in piazza contro gli effetti dell’overtourism, denunciando un modello di crescita che ha modificato profondamente il rapporto tra residenti, territorio e industria turistica. Le manifestazioni, accompagnate dallo slogan “Menys turisme, més vida” (“Meno turismo, più vita”), hanno portato al centro del dibattito temi come l’aumento del costo delle abitazioni, la difficoltà per molte famiglie locali di rimanere nelle proprie città, la pressione sulle risorse idriche e la trasformazione di intere aree dell’isola in spazi sempre più orientati alle esigenze dei visitatori. La protesta non nasce contro il turismo, una risorsa fondamentale per le Baleari, ma contro un modello percepito come squilibrato, nel quale il successo economico rischia di compromettere proprio ciò che rende queste isole uniche: il paesaggio, la cultura e la qualità della vita delle comunità locali.
Anche Minorca, considerata uno degli esempi più importanti di equilibrio tra tutela ambientale e sviluppo grazie al riconoscimento di Riserva della Biosfera UNESCO, vive oggi un confronto sul futuro del proprio territorio. Associazioni civiche e ambientaliste chiedono di preservare quel modello che ha permesso all’isola di mantenere un rapporto più armonico tra natura, agricoltura e turismo, opponendosi a nuove forme di consumo del suolo e di pressione immobiliare.
La stessa domanda attraversa oggi la Sardegna, dove il confronto sul futuro del territorio si è concentrato sulla diffusione di grandi progetti energetici rinnovabili. La transizione energetica è considerata una necessità per affrontare la crisi climatica, ma migliaia di cittadini, comitati, amministratori locali, agricoltori e rappresentanti delle comunità chiedono che questo processo non si trasformi in una nuova stagione di trasformazione irreversibile del paesaggio. Tra le voci più presenti nel dibattito c’è quella dell’ex presidente della Regione Mauro Pili, firmatario dell’appello “Bruceresti la Gioconda per produrre energia?”, sottoscritto da 44 intellettuali, studiosi, artisti e personalità della cultura. L’appello nasce da una riflessione semplice ma potente: alcuni patrimoni non possono essere valutati soltanto attraverso un calcolo economico. Il paesaggio, come un’opera d’arte, è un bene irripetibile. Nel comunicato che accompagna l’iniziativa, Pili afferma: “Bruceresti la Gioconda per produrre energia? È questa la domanda che dobbiamo porci davanti alla prospettiva di trasformare la Sardegna in un immenso distretto industriale energetico. Il paesaggio non è una superficie disponibile da occupare: è un patrimonio irripetibile che appartiene ai sardi e all’umanità intera”.
La metafora della Gioconda richiama una questione centrale: la transizione verso un nuovo modello energetico non può prescindere dalla tutela dei luoghi, della storia e dell’identità delle comunità.
Per Veronica Matta il territorio non è semplicemente uno spazio geografico. “Un territorio non è soltanto uno spazio fisico: è il risultato di secoli di lavoro, conoscenze, tradizioni e relazioni tra le persone e l’ambiente. Quando si perde un paesaggio si perde anche una parte dell’identità di una comunità”.
Le sue ricerche sulle culture del Mediterraneo, sui legami storici tra Sardegna e Baleari e sulle tradizioni condivise delle isole raccontano un mare che non divide, ma unisce popoli con radici comuni. Difendere il paesaggio significa quindi difendere anche una cultura, una memoria e un modo di vivere. In Sardegna questa riflessione riguarda anche la tutela delle coste. Il dibattito sul progetto di resort di lusso a Cala Finanza, nell’area di Tavolara, è diventato uno dei simboli della richiesta di protezione degli ultimi grandi paesaggi costieri dell’isola. La domanda è la stessa che attraversa tutto il Mediterraneo: quanto può essere trasformato un luogo prima che perda la propria anima?
Anche l’Albania rappresenta oggi uno degli esempi più significativi di mobilitazione popolare nel Mediterraneo.
Quella che è nata come una protesta per la difesa di un’area naturale di straordinario valore, la riserva di Vjosa-Narta, si è trasformata in una grande mobilitazione civica che da settimane riempie le strade di Tirana. Al centro della protesta c’è il timore che territori fragili e patrimoni naturali unici possano essere trasformati senza un reale coinvolgimento delle comunità locali. Il caso dell’isola di Sazan e dei grandi progetti di sviluppo turistico ha aperto un confronto nazionale sul futuro delle coste albanesi e sul rapporto tra investimenti, tutela ambientale e interesse pubblico. Migliaia di cittadini, giovani, famiglie e membri della diaspora albanese hanno partecipato alle manifestazioni nella capitale, dando vita a una mobilitazione che va oltre la singola questione ambientale e richiama temi comuni a tutto il Mediterraneo: il diritto delle comunità a partecipare alle decisioni che riguardano la propria terra e la difesa del paesaggio come bene collettivo. L’Albania dimostra così che la tutela del territorio non è soltanto una battaglia ambientale, ma anche una forma di partecipazione democratica.
Un unico Mediterraneo, insomma, dalle Baleari alla Sardegna, fino alle coste dell’Albania, emerge una stessa esigenza: le comunità vogliono essere protagoniste delle scelte che riguardano il futuro dei loro territori.
La vera sfida è costruire un modello di sviluppo capace di creare benessere senza distruggere proprio ciò che rende questi luoghi preziosi. Il Mediterraneo non è soltanto una destinazione turistica, una riserva energetica o uno spazio economico. È una civiltà fatta di paesaggi, culture, memorie e identità. E, come ricorda Veronica Matta, il Mediterraneo non è in vendita.
Tags: Sardegna












