“Questo fu il momento più tragico in assoluto della nostra storia, pertanto ogni anno ci impegnamo affinché non venga dimenticato e che le nuove generazioni ne siano a conoscenza”. Si rinnova l’appuntamento con la storia, per ricordare le vittime della guerra e l’impegno di una comunità che ha saputo reagire e ricostruire la città.
Il sindaco Tomaso Locci: “È per me motivo di profondo onore comunicare che saremo onorati della presenza della Banda Musicale della Brigata Sassari e di varie alte cariche delle forze armate in Sardegna. La loro presenza conferisce alla cerimonia il prestigio e la solennità che merita questo momento di memoria.
Durante la cerimonia verrà data lettura dei nomi delle vittime civili e militari dello spezzonamento, un atto doveroso per mantenere viva la memoria di chi ha pagato il prezzo più alto”.
Alle ore 10:15 partirà il corteo commemorativo dalla via dell’Aeronautica del Redentore, che si dirigerà verso Piazza Maria Vergine presso il palazzo comunale per poi proseguire lungo la crocevia del Redentore-via Giulio Cesare, dove avranno luogo la benedizione e la deposizione della corona d’alloro alla lapide commemorativa.
La cerimonia si concluderà presso la ex Casa del Fascio, oggi Casa della Cultura, con il progetto DIGIMEM – tour virtuale digitale del Museo Campo di Aviazione e la visita del rifugio antiaereo.
“È nostro dovere civico e morale onorare le vittime di quella tragedia e trasmettere alle nuove generazioni la memoria storica della nostra comunità.
La partecipazione di ognuno di noi è un atto di rispetto verso chi non c’è più e un impegno per la pace. Tutti i cittadini sono anche invitati ad esporre la bandiera della Repubblica Italiana in onore di questa giornata”.
La storia: intere famiglie, quel lontano 31 marzo del 1943, morirono a causa dei bombardieri anglo-americani: donne, uomini e tanti bambini. Molto probabilmente la furia di chi attaccò si concentrò soprattutto sul centro abitato anziché sull’aeroporto che non subì gravi danni: 3000 spezzoni furono lanciati sui cittadini inermi 15 minuti dopo che le sirene e le campane della chiesa di Sant’Ambrogio suonarono per allarmare la popolazione.
Una strage che, sino a qualche anno fa, raccontava ancora Cesare Pibiri, reduce dalla furia snaturata della guerra. All’età di undici anni lavora nei campi e quel pomeriggio, mentre era impegnato nella potatura di una vigna, nella zona di Is Mirrionis a Cagliari, sentì gli aerei passare e bombardare, si girò a guardare verso la sua Monserrato e vide il fumo nero che sovrastava il paese; preso dalla paura e dalla preoccupazione per la sua famiglia corse verso casa. Quando arrivò, vide le due sorelle e il fratello in preda alla disperazione. Gli comunicarono che sia la madre che il padre erano stati colpiti dagli spezzoni e che i loro corpi erano stati portati a Cagliari, forse all’ospedale Civile o alla Croce Rossa.
Entrambi i genitori morirono: il piccolo Cesarino dovette diventare grande tutto in una volta e, come lui, tanti altri bambini che rimasero orfani.
Testimonianze che non devono essere dimenticate ma ben custodite e tramandare affinché rimangano sempre vive nella memoria di tutti.













