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Home area-vasta

Area archeologica a Selargius? Depositato esposto alla Procura

di robycollu
23 Giugno 2017
in area-vasta, hinterland

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di Marcello Polastri

Un esposto per salvaguardare le scoperte archeologiche di via Atene a Selargius era stato preannunciato la scorsa settimana e oggi è stato presentato alla Procura della Repubblica. Primo firmatario il deputato Mauro Pili per Unidos, con molti cittadini si Selargius, mosso dalla “spregiudicatezza” con la quale in quel “cantiere hanno operato in una sola giornata. In questa immagine si vede il disastro” sottolinea Pili, mostrando una fotografia nella quale una rete dovrebbe separare il cantiere edile dai vicinissimi resti archeologici ritrovati, poggiando in parte sulle stesse  vestigia: “a sinistra lo scavo con i reperti, attaccato lo scavo per la colata di cemento”.
Pili, che da giorni segue la vicenda del cantiere edile Selargino, si riferisce alle scoperte avvenute durante gli scavi per la costruzione di un centro riabilitativo proposto dall’ANFFAS: si occuperà – se i lavori non andranno incontro ad un blocco – della riabilitazione di soggetti diversamente abili, intellettivi e relazionali. 
UNIDOS. “La Sardegna – aveva preannunciato il deputato di Unidos sui social network – si sta facendo distruggere da ogni genere di interessi con il silenzio di troppi. Avevano fretta, avevano bisogno di sbancare tutto e subito. Guarda caso il confine del sito archeologico si ferma dove inizia lo scavo edile. Ed è la mortificazione della civiltà nuragica e prenuragica inaudita”.
DAL COMUNE era stato reso noto, a mezzo stampa tramite gli uffici, e comunque dopo una certa pressione mediatica, che i lavori “sono regolari”, approvati con un iter che rispetta le normative. Anche se i cartelli sulle reti del cantiere sarebbero comparsi a lavori già avviati.

Un dettaglio poco rilevante dal punto di vista archeologico, certo, ma quel  che è parso strano, dapprima alle associazioni locali di archeologica, agli studiosi di storia antica (Luigi Suergiu), poi a quanti risiedono in zona, e soprattutto a un ex ispettore onorario esperto della Soprintendenza (Carlo Desogus), è la “celerità” con la quale i lavori sono partiti in un “terreno delicato”, inserito nel PUC come “area a rischio archeologico”.

TUTTI SANNO. “Tutti sapevano che in quel terreno non andava edificato nulla. O che era rischiosissimo edificare, perché è notoriamente ricco di resti archeologici” afferma un signore dal balcone di una villetta che si affaccia sul cantiere da via Lisbona: “pensate che una cavità è già scomparsa, non saprei se fosse antica ma, a parte questo incredibile dettaglio, chiederemo se necessario i danni per il disagio che ci stanno arrecando, per tutta quella terra smossa come a formare dune alte 15 metri sferzate dal vento che trasporta la polvere nelle nostre case. Dovevano pensarci prima di toccare un luogo sacro per la storia di Selargius“. Dal canto loro, gli operai, stanno svolgendo il proprio lavoro autorizzati dal Comune e dagli enti competenti.

GLI ARCHEOLOGI. Dello stesso parere gli archeologi, impegnati in quel cantiere e che, rifiutando l’intervista (proposta anche alla competente Soprintendenza), si sono limitati a dire che “il terreno è stato indagato per mesi, prima dell’avvio dei lavori, nel tentativo di individuare eventuali preesistenze archeologiche”. Pozzi e cavità probabilmente vecchie di millenni, rivestite con grandi pietre, e poi grandi anfore, resti di strutture murarie, sono emerse in questi giorni in un’area marginale del cantiere edile.

L’ESPOSTO. “Per questa ragione abbiamo presentato l’esposto, al fine di bloccare i lavori richiamati per la salvaguardia e la tutela del bene identitario archeologico rinvenuto” si legge nella dettagliatissima denuncia presentata alla Procura.

MAURO PILI. “Auspichiamo – prosegue Pili – anche la verifica delle eventuali autorizzazioni che appaiono in rilevante contrasto m con lo stato dei luoghi e la verifica di omissioni nell’individuazione del sito archeologico e la sua identificazione come bene identitario da sottoporre a massima tutela“. Ancora: “la verifica del mancato rispetto delle norme contenute nel Codice Urbani dei Beni Culturali e del passaggio“, dispostivo, questo, che dovrebbe essere illuminante per quanto concerne le indagini archeologiche, le scoperte, il rispetto delle testimonianze storico-archeologiche e identitarie. 

IL BLOCCO DEI LAVORI? Nel cantiere edile di via Atene a Selargius incombe lo spettro di un eventuale blocco dei lavori, auspicato, a quanto parte da tanti appassionati di storia isolana, in nome della tutela integrale dei manufatti archeologiche e della loro integrità, ora in fase di indagine scientifica e poi… Chissà. 

Marcello Polastri

Tags: area archeologicaesposto procuraSelargius
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