“Volevo farla finita, invece mi ha salvato un angelo e la Sardegna”

C’è anche chi ce l’ha fatta. Come Francesco Benedini, mantovano di 51 anni, destino opposto a quello dell’uomo di Samatzai. “Anche io volevo farla finita, invece ho incontrato Giacomo, un angelo che mi ha fatto conoscere la Sardegna. Qui ho ritrovato il lavoro e la bellezza della vita”

C’è chi ce l’ha fatta. Potrebbe apparire come lo slogan di uno dei tanti format televisivi che spopolano di questi tempi, in realtà è il messaggio positivo che trapela da una di quelle storie a lieto fine, che ti fanno sperare. Francesco Benedini, 51 anni di origini mantovane, sardo d’adozione da qualche tempo, è stato vicinissimo al cosiddetto “orlo del precipizio”, così vicino da esser stato salvato da un uomo che lui reputa un angelo.

LA STORIA COMMOVENTE. “Ogni volta che racconto questa storia sembra quasi che ripercorra i versi della famosa canzone di Domenico Modugno (Meraviglioso), poiché le cose sono andate realmente così”, spiega Francesco. “Possedevo una piccola media impresa, realizzavamo manifatture in pelle e appartenevo al cosiddetto popolo delle partite iva, poi la crisi, le porte del laboratorio che chiudono i battenti, e la disperazione”. Si perché Francesco, giunto all’età di 47 anni e non essendosi mai sposato, un punto di riferimento reale, una famiglia, non ce l’aveva. “Possedevo una grande famiglia di amici, o perlomeno ciò che ritenevo fossero, in realtà, una volta fallito, tutti mi hanno voltato le spalle e anche questo è stato uno dei motivi che a suo tempo mi portarono a pensare al suicidio come unica soluzione”.

QUEI BRUTTI PENSIERI. E mentre la sua idea era quella di farla finita gettandosi da uno dei tanti ponti nelle provinciali che attraversano i corsi d’acqua del mantovano, a Benedini apparve lui, Giacomo! “Era un uomo sardo che ora non c’è più, non ricordo esattamente di dove fosse originario ma il suo accento aveva qualcosa di Nuorese, stava là da 40 anni e iniziò a parlarmi dei suoi sacrifici, della sofferenza per l’aver lasciato la sua terra e i suoi cari; dapprima lo ascoltai in maniera quasi confusa, ma il suo amore per questa regione mi condizionò al punto tale che mi tornarono in mente i luoghi visitati durante le mie vacanze estive, in particolare durante il soggiorno che feci in Ogliastra nel ’93, assieme alla mia ragazza dell’epoca, era su quell’isola che volevo tornare”.  Ed è così che Francesco parte per la Sardegna senza una meta precisa, senza un idea di cosa la vita avesse potuto riservargli, e con il fisco alle calcagne: “Arrivai con la nave a Porto Torres e mi misi in viaggio in treno per raggiungere Cagliari, ma non ci arrivai”.

LA RINASCITA A SAN GAVINO. A catturarlo furono i campi di zafferano tra Pabillonis e San Gavino Monreale, quelle enormi distese color lilla che lo incantarono. Scese al volo e passò la notte in stazione. “Vagabondai per qualche giorno nel medio-campidano, poi fui accolto da dei proprietari terrieri e allevatori della zona, lì feci i lavori più umili per due mesi, in cambio di cibo, qualche soldo e un tetto”. Ma ancora i debiti andavano saldati e di certo, quello non era l’impiego migliore per risolvere i suoi problemi. “Il caso volle che durante uno dei classici spuntini sardi, mi misi ai fornelli, mia grande passione, e cucinai diversi piatti della tradizione lombarda; gli ospiti rimasero letteralmente sbalorditi, uno in particolare, il quale mi consigliò di inviare un curriculum ad una struttura ricettiva della costa del corallo, a suo dire di proprietà di un suo amico”. Il vecchio diploma di scuola alberghiera, mai utilizzato, gli tornò utile alla veneranda età di 47 anni, e dopo i primi pomodori affettati e le prime patate pelate, Francesco scalò posizioni in cucina in diversi ristoranti, fino ad ottenere ciò che oggi è il suo nuovo mestiere: “Da ormai 3 anni passo i miei mesi a bordo di una nave, mi occupo della ristorazione e di tutto ciò che concerne le bocche dell’equipaggio da sfamare, devo tutto alla Sardegna e devo tutto a quell’ometto che in una gelida notte di Marzo del 2012 mi salvò la vita, due volte”.


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