Via Seruci, l’esercito dei fuori sede per combattere degrado e solitudine

Il piano del Comune per la via di Is Mirrionis: anziani del rione in coabitazione con gli studenti. Ma il Psd’Az contesta: “Servono case più grandi per le famiglie. Altrimenti i ragazzini saranno costretti a cercarsi gli spazi nella strada”

Anziani soli metteranno parte della loro abitazione a disposizione di studenti universitari fuori sede per la durata dell’intero anno accademico in cambio di piccoli aiuti quotidiani. L’obiettivo è triplice: aiutare gli anziani soli e emarginati, trovare un alloggio gratuito agli studenti meritevoli e creare un mix sociale per rilanciare via Seruci, una delle zone più problematiche della città. È tutto previsto nell’Its di Is Mirrionis, il programma di interventi (compresi la “casa del quartiere”, la casa della salute e il portierato sociale) che mira a rilanciare il quartiere.

Ma il piano non piace a tutti in consiglio comunale.

“E’ inutile fare la casa della salute se gli anziano non possono uscire di casa”, lamenta Gabriella Deidda, consigliere comunale Psd’Az, che conosce bene il quartiere di Is Mirrionis, “sono tantissime le persone, tra anziani e invalidi, che non possono uscire di casa perché non hanno l’ascensore e abitano ai piani alti. Perciò ogni intervento in via Seruci non potrà prescindere dall’abbattimento barriere architettoniche. L’altro problema è quello delle aree cortilizie, iniziate, ma mai terminate e oggi regno dell’abusivismo. Poi ci sono da sistemare le facciate e le di fognature”.

No anche alla coabitazione tra studenti fuori sede e anziani del rione. “Ci sono famiglie che abitano in 27 metri quadrati da anni: l’ideale sarebbe accorpare i palazzi e ingrandire gli appartamenti piccoli”, aggiunge la consigliera sardista, “metterci dentro gli studenti è sbagliato: meglio la mobilità. Servono case più grandi per le famiglie. Questo è l’unico modo per salvare i ragazzi. Perché se un ragazzino non ha spazi in casa, allora gli spazi va cercarli in strada con tutti i rischi che ne derivano”. Sul fronte della sicurezza però qualcosa si muove: “Servirebbe più controllo”, conclude Deidda, “perché la deve sentirsi, ma la situazione tuttavia sta migliorando”.