Turni massacranti e lavoro in nero in vineria: sos a Cagliari

Dopo il caso del Peek a Boo emerge il fenomeno dello sfruttamento nei locali cagliaritani: la denuncia di un dipendente di una nota vineria del centro

Quello del Peek a Boo non è un caso isolato. Troppe storie di giovani sfruttati nei locali cagliaritani con turni massacranti, costretti a lavorare in nero, senza soldi o con stipendi che vengono pagati dopo mesi. Alcuni giorni fa la denuncia in massa dei dipendenti del ristorante chic dentro l’Antico mercato di San Benedetto, a Cagliari, che si sono licenziati dopo mesi senza stipendi e ferie. Ora la lista continua con le segnalazioni di altri giovani camerieri che lavorano nei locali, tra questi una nota vineria del centro città. Nei prossimi giorni la denuncia finirà negli uffici dell’Ispettorato del Lavoro.

“Da fuori sembra tutto rose e fiori – spiega il protagonista della storia – musica allegra, personale sorridente, un titolare brillante che dà da lavorare a tanti dipendenti felici e soddisfatti, ma la verità è ben diversa. Ho iniziato a lavorare lì qualche anno fa e fino all’anno scorso ero in nero, per oltre 30 ore a settimana, domeniche e festivi inclusi. Senza essere pagato per malattia e ferie. Ci davano i soldi alla fine di ogni turno, quando c’erano, e all’inizio non ci sono stati grandi problemi. Le prime settimane sono state regolari, poi hanno iniziato a slittare i giorni e da mercoledì è diventato giovedì, poi sabato, poi il lunedì dopo e poi il mercoledì dopo, fino ad arrivare a saltare settimane intere: ad oggi ci sono quasi 2 mila euro in arretrato, e sono tra quelli messi meglio tra i dipendenti. Per me ormai sta diventando impossibile pagare l’affitto, la spesa e le bollette. Chi ha provato a lamentarsi è stato sospeso e licenziato, chi non gli va più bene è soggetto a mobbing da parte dell’amministrazione. Quando chiedi spiegazioni vieni ignorato otto volte su dieci, le poche volte che ti considerano ti dicono di avere pazienza, che recupereranno, ma io non credo. Non posso licenziarmi perché perderei la disoccupazione, ma lo farò appena trovo un altro lavoro, magari con uno stipendio più basso, in nero, per più ore, ma almeno con i soldi in mano per pagarmi la spesa”.


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