“Troppe morti, così le guardie giurate vivono nell’incubo quotidiano”

Una guardia giurata di “Vigilanza Sardegna” si toglie la vita a Cagliari, sul caso interviene l’associazione nazionale: “Troppe morti che stanno diventando scontate, non dobbiamo dimenticare”

Una guardia giurata di “Vigilanza Sardegna” si toglie la vita a Cagliari, sul caso interviene l’associazione nazionale. “Cagliari, ancora la conta di un morto – si legge in un comunicato stampa diffuso oggi –  Ci tocca ancora incassare perdite. Noi non ci stiamo a veder cadere così dei colleghi e padri di famiglia.
E’ accaduto venerdì 30 gennaio 2015, non conosciamo il nome, ma ricordiamo che un collega si è tolto la vita lasciando moglie e tre figli. La motivazione per quanto banale sino a 10 anni fa, è oggi una motivazione plausibile che sta diventando scontata. Certo, scontata, perché rimanere senza lavoro, oggi diventa una tragedia irreversibile dove chi si trova coinvolto non vede più futuro per sé e i suoi figli, quindi l’oscurità cala nelle menti e dà luogo a gesti estremi sino a considerare la propria vita ormai inutile”.

Troppe morti. “A noi tocca ancor più nel cuore questa tragedia – spiega l’associazione nazionale guardie giurate –  perché è da inizio del 2015 che stiamo contando i nostri morti, particolari come la loro nomina, perché già in lotta con sé stessi per via della scelta di vita che hanno fatto. Vogliamo accendere i riflettori per dire che non è solo colpa della perdita del lavoro e della crisi che i nostri colleghi si sparano. La colpa di queste morti hanno motivazioni molto più profonde e remote. Una Guardia Giurata vive una vita di rinunce agli affetti e in una condizione psicologica continuamente lesa dalla quotidiana lotta per la difesa dei propri diritti basilari di lavoratore. Non è retorica ma analisi realistica, il settore della sicurezza privata non vive solo un momento di crisi, ma ha un passato esistenziale da sempre compromesso e leso. No, non è solo la crisi, la responsabilità è anche di chi oggi ancor più di ieri tace nonostante abbia il dovere di agire. In questo nostro riferimento nessuno è moralmente innocente e le colpe di questi malesseri da sempre vissuti e che oggi si aggiungono alla crisi,  le abbiamo tutti. Vergogniamoci allora quando muore un collega, un padre, un figlio, un fratello, un collega che per colpa anche del nostro immobilismo o mania di superbia e protagonismo, viene subito dimenticato”.


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