Storie, Personaggi e Monumenti: l’Università di Cagliari

La storia della nascita dell’Università 

di Sergio Atzeni

L’Università di Cagliari
Cagliari agli inizi del secolo XVII era una città profondamente iberizzata, con il monopolio dell’istruzione unica prerogativa del clero in generale e dei Gesuiti in particolare. Conseguire una laurea era l’ambizione dei figli dei ricchi e dei nobili, ai quali però era vietato, almeno in teoria, frequentare le scuole italiane, di conseguenza non rimaneva altro che trasferirsi in Spagna per seguire i corsi di studio.
Ma le spese da sopportare erano enormi così come i sacrifici ed era forte l’esigenza di avere in città una università che allora veniva chiamata “Studio Generale”. Durante la celebrazione del Parlamento del 1602, i tre stamenti (bracci che formavano il
parlamento sardo), chiesero formalmente al re di Spagna l’istituzione dello studio generale e, contrariamente al diniego che la stessa proposta aveva ricevuto nel 1543, questa volta il sovrano Filippo III diede il suo consenso e, il viceré conte di Elda, poté passare quindi alla preparazione dei decreti per la realizzazione che furono emanati l’anno seguente.
Ma il cammino formale per la creazione del più alto ordine di studi era quanto mai lungo, necessitava infatti di un beneplacito pontificio e, per ultimo, del privilegio reale che dava il via alla istituzione dell’ateneo.

I problemi finanziari furono nel frattempo risolti dagli stamenti che promisero la somma di mille ducati ciascuno; fu anche scelto il luogo dove erigere il nuovo complesso: attuale piazza Indipendenza, di fronte alla torre di San Pancrazio.

Nel 1607 arrivò l’approvazione del papa Paolo V attraverso una bolla pontificia, ma forse, per gelosie interne della classe dirigente e dei nobili, mancò parte della somma a suo tempo promessa: infatti due degli stamenti, quello militare e quello ecclesiastico, non versarono i 1000 ducati annui ed i lavori di costruzione subirono lunghe pause tanto che il sovrano fu costretto a richiamare i parlamentari ed esortarli a tenere fede agli impegni.
Il privilegio reale, ultimo atto formale necessario alla istituzione dello studio generale, fu emanato il 31 ottobre 1620, dal re Filippo III di Spagna e prevedeva l’apertura delle facoltà di giurisprudenza, filosofia, medicina e teologia che rilasciavano i titoli di baccelliere, con quattro anni di corso e di dottore con cinque; due le autorità accademiche preposte alla direzione: il
cancelliere ed il rettore.
La prima carica doveva essere ricoperta dall’arcivescovo di Cagliari, mentre la seconda era riservata necessariamente ad un ecclesiastico che di norma veniva scelto tra gli insegnanti di teologia o di diritto.
La costruzione dell’edificio andava però ancora a rilento e, con molta probabilità, intervennero gli aristocratici con dei finanziamenti tra i quali quello cospicuo della nota famiglia Brondo.
Ultimo atto, prima dell’effettiva apertura della nuova istituzione, fu la creazione del regolamento di funzionamento del quale fu incaricato il famoso giurista Giovanni Dexart che concluse il proprio lavoro nel 1626.
L’università cagliaritana funzionò, per un secolo e mezzo circa, nella sede di Piazza Indipendenza e nel 1769, dopo una radicale riforma, fu trasferita in nuovi locali progettati dall’architetto Belgrano di Famolasco, nella attuale via Università.


In questo articolo: