Svolta nel caso delle due sorelline di 12 e 16 anni scomparse dalla casa famiglia di Civitella Alfedena per due settimane e ritrovate nelle scorse ore nella casa di una lontana parente a Formia.
Le due ragazzine sarebbero state prelevate dal compagno della madre Vincenzo Esposito e dal nonno Marco Dacunto, attualmente in stato di fermo per sequestro di persona. In stato di fermo anche la madre, Valentina Dacunto.
“Non è il frutto di un disegno criminoso, ma amoroso. Voleva aiutare in modo sbagliato le proprie figlie”, ha spiegato il procuratore D’Angelo.
“Le ragazze sono state prelevate dalla casa famiglia dalle stesse persone che le hanno consegnate: Esposito e Dacunto”
Le due ragazzine sono state rintracciate grazie alla stessa madre, che “aveva fatto una videochiamata nei confronti di un numero di telefono che noi avevamo già attenzionato”.
“Mi preme sottolineare con piacere”, prosegue il procuratore, “che quando questa colonna di carabinieri ha attraversato il paese, la gente li osservava con piacere e soddisfazione. Eravamo pronti a trovarci davanti alla porta delinquenti o pazzi, abbiamo trovato una signora di 80 anni. Le ragazzine segregate in una stanza, non potevano uscire né aprire le persiane. Potevano solo vedere la tv”, ha aggiunto il procuratore D’Angelo.
“Questa è una vicenda che non ha nulla a che vedere con la criminalità, ma solo e soltanto un amore genitoriale malato”, sottolinea il magistrato. “Quando parlo di ‘amore genitoriale malato’ – prosegue – mi riferisco al fatto che quelle bambine hanno due genitori. Sono due genitori che hanno rinunciato al primo dovere di ognuno di noi che ha la fortuna e l’onere di diventare genitore: essere portatori di un amore disinteressato, mettere al primo posto l’interesse dei minori. Non è un caso frequente che dei bambini vedano i loro genitori perdere la potestà genitoriale, non in conseguenza di abusi, non in conseguenza di pratica costante, misure di prevenzione, ma di una pratica di separazione. Questo ci deve far riflettere”.
“Non avevamo solo fatto investigazioni, ma avevamo un profilo psicologico”, sottolinea D’Angelo. “Sapevamo che la mamma, tra i tanti difetti che aveva, aveva la necessità di mantenere il controllo. E che, se fosse stata la responsabile di questo fatto, non era pensabile, dal profilo psicologico che noi avevamo, che lei potesse rimanere per giorni e giorni senza avere contatti e notizie”.












