“In qualità di Presidente e legale rappresentante dell’Associazione Is Cerbus, sento il dovere di intervenire pubblicamente in merito alla recente campagna di promozione diffusa dall’Amministrazione e dall’Assessorato competente” spiega pubblicamente Maurizio Manca.
“L’Associazione si dissocia formalmente e completamente dal contenuto e dal linguaggio utilizzato per pubblicizzare la nostra maschera tradizionale.
Non è una reinterpretazione moderna.
Non è una provocazione comunicativa.
È una maschera identitaria, con radici profonde, documentate storicamente, legata a rituali, ruoli e simbologie precise: animali, cacciatori, dinamiche arcaiche che raccontano la storia della nostra comunità e del nostro territorio.
Parliamo di tradizione, di studio, di rispetto, di memoria collettiva.
Riteniamo grave che venga utilizzato un linguaggio che banalizza o distorce il significato autentico della maschera, accostandola ad altre realtà o proponendo paragoni impropri che non rappresentano la sua essenza”.
Non viene condiviso questo modus operandi, insomma, “non siamo stati coinvolti né consultati. Non riconosciamo questa modalità comunicativa come rappresentativa della nostra tradizione.
Una maschera storica non può essere oggetto di slogan ad effetto o narrazioni superficiali.
Il rispetto si costruisce con il confronto, non con iniziative unilaterali.
Per questo motivo, ribadiamo pubblicamente la nostra estraneità totale rispetto a tale campagna promozionale.
L’Associazione resta disponibile al dialogo e al confronto istituzionale, ma chiede che venga riconosciuto il ruolo di chi, con serietà e responsabilità, custodisce e tutela questa tradizione.
Con rispetto per la comunità e per la storia che rappresentiamo”.
Silvia Deiana (vicepresidente), Giambattista Aledda e Ilaria Carboni sottoporranno all’ordine del giorno della Riunione della Consulta per le pari opportunità l’esame del linguaggio utilizzato dalla campagna social del Comune.












