Si salvano dall’alluvione di Sarroch e tornano nella casa popolare disastrata a Cagliari: “Abbiamo 4 figli e due sono disabili, aiutateci”

Da una casetta colpita dall’ondata di maltempo alla loro abitazione di via Mancini, 52 metri quadri di disperazione. Roberto Gallus e Gabriella Murru, disoccupati, vivono con i loro figli in una casa ridotta in condizioni pessime: “Il Comune deve metterci le finestre e le porte, stiamo vivendo accampati. Abbiamo il reddito di cittadinanza e le pensioni dei nostri piccoli, non possiamo lavorare perchè dobbiamo seguirli. Prima eravamo a Is Mirrionis, una zona bruttina, in un buco di 41 metri quadri, il sindaco faccia qualcosa”. GUARDATE la VIDEO INTERVISTA

Sono scappati da Sarroch dopo aver dovuto “navigare” nella loro casa invasa dall’acqua, durante l’ultima bomba d’acqua che ha colpito il sud della Sardegna, e sono tornati nell’unico posto sicuro, la loro abitazione popolare in via Mancini 3 a Cagliari. Roberto Gallus, 52 anni, la sua compagna Gabriella Murru di 41 e i loro quattro figli, due dei quali disabili, non sarebbero potuti andare da nessun’altra parte. Ma in quei 52 metri quadri nei quali vivono da nove mesi condurre un’esistenza dignitosa, al momento, è impossibile: “Un amico ci aveva prestato una casa a Sarroch per un mese, alla fine siamo rimasti due mesi e mezzo. Ho caricato la mia famiglia a bordo dell’auto e siamo fuggiti durante il maltempo, ce la siamo vista davvero brutta”, racconta Gallus. “Qui in via Mancini l’impresa chiamata dal Comune deve svolgere lavori urgenti, ma li iniziano e non li finiscono”. Quali? “Sistemare una camera da letto e mettere porte e finestre, ma rimandano sempre”. Tre camere e un bagno (senza porta), “due bambini devono ancora dormire per terra perchè non ci sono gli spazi per la loro branda”, osserva la madre. “Non li ho potuti mandare a scuola nemmeno oggi, siamo messi male”. Roberto Gallus aggiunge che “l’impresa, quando viene a lavorare, rimane dalle 10 alle 12:30 e dalle 13 alle quindici. Siamo quasi al freddo, ci stiamo arrangiano”. Lui non lavora da otto anni, “prima ero responsabile di una ditta di import e export di prodotti ittici per la Tunisia”, lei è “una ragazza madre. Ho avuto quattro figli, due sono disabili”.
“Al Comune paghiamo l’affitto di dieci euro e le spese del condominio. Abbiamo il reddito di cittadinanza e le pensioni dei nostri piccoli”, spiegano, “non possiamo permetterci di lavorare perchè dobbiamo seguirli”. E, prima di arrivare a ridosso di via Dante, erano da tutt’altra parte: “A Is Mirrionis, in un buco di 41 metri quadri”, ricorda Gabriella Murru. “Una zona bruttina, siamo dovuti andar via perchè non era adatta a noi”, prosegue l’uomo. “Accampati così resistiamo ben poco, chiedo un intervento del sindaco. I nostri figli devono poter fare le attività che devono fare. Quello più grande, uno dei due disabili, anche la fisioterapia”.


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