Seui, l’aneddoto sul grande Gigi Riva: “Ho capito di amare la Sardegna andando nelle case dei pastori”

IL RICORDO DI GIGI RIVA A SEUI- “Con la sua solita semplicità ed autorevolezza, il pane che mangiammo gli piacque tanto che chiese di averne da portare in città. Fu una corsa a recuperarne, mia e di chi era con noi fra cui alcuni giocatori del Seui, dopo qualche minuto arrivarono intere casse di pane”

I vecchi ricordi del caminetto si sono tramutati, con i cambiamenti tecnologici e internet, in ricordi dell’web; con la crisi del virus-19 si sono moltiplicati, ringraziamo che esistono queste tecnologie che ci fanno sentire meno soli.
Detto ciò, per infrangere questa situazione paradossale ed allucinante che viviamo un ricordo raccontatomi tramite il nuovo “caminetto”.

I ricordi di circa cinquant’anni orsono.

Il Cagliari vinse lo scudetto, tutta la squadra “provinciale” assurge a mito ed in particolare un campione, amatissimo: “gigiiirrrivaaa” cannoniere.

Il campionato iniziò il 14 settembre 1969 e terminò 26 aprile 1970, la squadra sarda che vinse a Torino 0-4 l’ultima partita che determinò la classifica finale: Cagliari punti 45; Inter 41; Juventus 38.

Perché questa descrizione? Perché, con i mezzi tecnologicamente avanzati, mi hanno inviato, da Seui, una immagine del nostro adorato “rombo di tuono”, ritratto insieme ad amici cagliaritani e seuesi.
Mi raccontano: “Con la sua solita semplicità ed autorevolezza, il pane che mangiammo gli piacque tanto che chiese di averne da portare in città. Fu una corsa a recuperarne, mia e di chi era con noi fra cui alcuni giocatori del Seui, dopo qualche minuto arrivarono intere casse di pane”.

Un aneddoto, ricordato da un amico fraterno Elio, che fa il paio con la famosa dichiarazione: «Ho capito di amare la Sardegna andando nelle case dei pastori e negli ovili. Una volta mi portarono in un paesino, a Seui, in provincia di Nuoro mi pare, e sulla credenza di un’anziana, notai anche una mia foto, tra i santini dei suoi genitori. L’amico che mi accompagnava chiese perché c’era la mia foto e la donna, senza riconoscermi, rispose: “Quello è buono”».

Uno dei tanti comportamenti di un uomo – oggi di 75 anni – giunto da Leggiuno ancora oggi, per tutti noi rappresenta un sardo come noi, un hombre vertical.

Forza Cagliari sempre, onore ancora a quella squadra che 50 anni fa portò una piccola regione alla gloria calcistica. Il pallone può essere tondo od ovale ma la grandezza è per sempre, grazie Gigi.

Gianfranco Carboni


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