I numeri parlano chiaro. Nel 2025 le temperature restano stabilmente sopra la media, con picchi impressionanti come quello di giugno, che segna un +4,1 gradi. Nelle zone interne si superano ormai i 100 giorni all’anno oltre i 30 gradi, mentre lungo le coste si moltiplicano le notti tropicali, con il termometro che non scende sotto i 20 gradi.
Ma il vero problema è un altro: il caldo non è più un episodio isolato. È continuo, persistente, sempre più difficile da sopportare. Una condizione che pesa sulla salute, sulle attività economiche e sulla vita quotidiana.
E mentre le temperature salgono, le piogge diventano sempre più estreme e imprevedibili. Si passa in poche ore da periodi di siccità a veri e propri nubifragi, come quello di gennaio 2025, con oltre 300 millimetri di pioggia in appena tre giorni.
Non mancano i fenomeni violenti: ondate di calore fino a 43 gradi, trombe marine – una anche al Poetto – e grandinate con chicchi grandi come palline da golf.
Sempre più rara, invece, la neve, ormai confinata alle quote più alte.
E poi c’è il dato che preoccupa di più: il mare. Il livello delle acque lungo le coste sarde è salito di circa 8 centimetri negli ultimi 25 anni, con un’anomalia complessiva di +27 centimetri.
Un segnale chiaro: il cambiamento climatico non è più futuro, ma presente. E la Sardegna è sempre più esposta.












