Sanità, trasporti, giovani: la Sardegna allo sfascio nell’indifferenza (quasi) generale

Il momento nero dell’isola, paralizzata nel nulla, sembra non toccare politici e amministratori. Eppure, quello che sta accadendo è sotto gli occhi di tutti

Non si parte e non si arriva, a meno che non si facciano salti mortali per trovare i giusti incastri pagati peraltro a peso d’oro: eppure, per un’isola questa dovrebbe essere la priorità numero uno. La sanità è ai minimi storici: certo c’è il Covid, ma è diventato ormai l’alibi per qualunque disservizio. Pazienti, operatori, medici, infermieri: non c’è una sola categoria che non si lamenti per la mancanza di servizi, assistenza, posti letto, smantellamento di reparti e guardie mediche, carenza di medici di base, pronto soccorso intasati dove le attese possono durare anche 12 ore.

E i giovani, che futuro si sta preparando per i giovani? Zero. Perché il problema della Sardegna, in questo momento, non è tanto quello che (non) si sta facendo, è quello che non si sta costruendo. L’incapacità di sognare, di progettare, di costruire un futuro è quello che sta affossando la Sardegna, immobilizzata nel nulla ormai da anni.

Mentre la disperazione dilaga, in consiglio regionale va in scena la replica stanca di dibattiti sempre uguali a se stessi e della giunta non si hanno più notizie. La campagna elettorale per il rinnovo dei sindaci dà voce ai soliti programmi stanchi e senza guizzi, un elenco di intenzioni nel nome di un cambiamento che non si è mai visto. Il malessere sociale galoppa, chi amministra e governa resta immobile, l’isola affonda.


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