Sanità sarda in corto circuito: “I malati continueranno a pagare e andare dai medici privati”

Lo stop alle visite in intramoenia negli ospedali? “Sarà un boomerang, la politica del paghi o muori non può appartenere a un paese civile”. E la Regione attende i dati per capire quali siano i settori sanitari dove c’è stato un boom dei controlli a pagamento.

Lo stop alle visite in intramoenia per snellire le liste di attesa negli ospedali sardi continua a collezionare critiche. La decisione dell’assessore regionale della Sanità Mario Nieddu trova la bocciatura piena dell’Usb Sanità: “Mentre la sanità pubblica è al collasso, Il blocco delle visite di libera professione non darà nessun beneficio ma sarà un boomerang per il sistema sanitario. In questa maniera i pazienti non solo dovranno pagare ma dovranno rivolgersi al privato. Se ci sono stati abusi e responsabilità si ricerchino e si perseguano senza indugio le responsabilità, questo però anche per chi ha omesso i controlli a tutti i livelli gestionali”, denuncia il segretario Gianfranco Angioni. Che bolla l’attuale situazione come un “completo corto circuito dove non si garantiscono le cure agli ammalati, dove tutto oramai si sta privatizzando, negare ai pazienti il diritto alle visite specialistiche in libera scelta non può considerarsi una soluzione al problema.
Da tempo oramai i buoi sono scappati dal recinto, troppo comodo adesso fare una mossa propagandistica sempre a danno dei più deboli. Ci chiediamo dov’erano i controlli in questi anni dove ha prevalso il completo abbandono alle risposte dei bisogni della popolazione oramai esasperata. Come USB Sanita’ in in questi anni abbiamo sempre lottato affinché si potenziassero le dotazioni organiche e incrementato i piani dei fabbisogni del personale. Non abbiamo risparmiato critiche per il mancato monitoraggio del reale utilizzo delle prestazioni aggiuntive. Abbiamo sempre sostenuto che la politica del ‘paghi o muori’ non può appartenere a un paese civile”.
“Qualcuno dimentica che l’attività libero professionale è un diritto previsto dalla norma, impedirne lo svolgimento costituisce un danno professionale che vedrà le amministrazioni soccombere per danno patrimoniale e professionale. In poche parole”, nota Angioni,
“i medici se attiveranno dei contenziosi dovranno essere risarciti con risorse economiche che graveranno di conseguenza sui bilanci aziendali, con evidenti danni erariali. Senza una cabina di regia, il blocco delle visite specialistiche non potrà di sicuro abbattere le liste di attesa per gli interventi chirurgici oncologici o per tutti gli altri interventi delle diverse specialistiche. I cittadini costretti a richiedere prestazioni sanitarie in regime di intramoenia, a causa dei tempi di attesa troppo lunghi nel pubblico, devono essere rimborsati e non penalizzati. Siamo convinti che gli organismi regionali devono smetterla con queste politiche demagogiche e confuse. Bisogna delineare percorsi realizzabili con seri indirizzi politici , organizzativi ed economici. L’unica ricetta per non soccombere definitivamente è investire sulla sanità pubblica. Sono indispensabili le assunzioni e il potenziamento delle dotazioni organiche. Solo in questa maniera si potrà uscire da questa via senza uscita per poter garantire l’abbattimento delle liste di attesa e dare finalmente risposte ai bisogni degli ammalati”. E, intanto, la Regione attende di conoscere tutti i numeri legati alle visite in intramoenia fatte in tutti i settori della sanità, per capire dove intervenire con i blocchi.


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