Sanità in Sardegna al collasso, oggi lo sciopero generale: “Basta precarietà, salari da fame e risorse sprecate per guerre che non ci appartengono. Politica regionale e nazionale si assumano le proprie responsabilità: vogliamo assunzioni, stabilizzazioni e la riapertura degli ospedali”
La sanità pubblica sarda si ferma oggi nell’ambito dello sciopero generale. Una mobilitazione radicale e inevitabile, proclamata per denunciare lo stato di insolvenza strutturale, la desertificazione dei servizi e le condizioni di lavoro ormai insostenibili in cui operano quotidianamente medici, infermieri, OSS e tutto il personale del comparto.
La situazione nei presidi ospedalieri e nei territori dell’isola ha superato ogni limite di guardia. Turni massacranti, carenze croniche di organico, blocchi delle assunzioni e il ricorso massiccio alla precarietà stanno stritolando un sistema sanitario regionale ridotto allo stremo, incapace di rispondere ai bisogni fondamentali dei cittadini.
A dare voce alla rabbia e alla disperazione dei lavoratori è Gianfranco Angioni, referente regionale di USB PI Sanità:
“Oggi la sanità in Sardegna si ferma perché siamo arrivati a un punto di non ritorno. Questa non è più una crisi gestibile, è il collasso pianificato di un servizio pubblico essenziale. La politica regionale e quella nazionale hanno precise e pesanti responsabilità in questo scempio: continuano a voltarsi dall’altra parte mentre la salute pubblica affonda, preferendo dirottare miliardi di euro in spese militari e guerre che non ci appartengono anziché difendere la vita e i diritti dei cittadini.
Denunciamo una situazione drammatica fatta di precarietà indegna per un paese civile e di miseri salari da che umiliano la professionalità e l’abnegazione di migliaia di operatori ridotti allo stremo. Operatori pagati con salari da fame, trattati come numeri e non come persone, che ogni giorno tengono in piedi i reparti tra mille difficoltà.
Noi non ci stiamo. Vogliamo poter garantire ai sardi cure dignitose, tempestive e universali, perché il diritto alla salute non può dipendere dal CAP di residenza o dallo spessore del portafoglio. Per invertire questa rotta pretendiamo risposte immediate da chi governa: servono un piano straordinario di assunzioni e la stabilizzazione immediata di tutto il personale precario, insieme alla riapertura e al potenziamento degli ospedali e dei servizi territoriali chiusi o svuotati in questi anni. Questo sciopero è un grido d’allarme durissimo: la pazienza è finita, esigiamo rispetto per chi lavora e per chi ha il diritto di essere curato.”
La protesta di oggi rappresenta un segnale d’altissimo avvertimento: USB PI SANITÀ continuerà la mobilitazione a oltranza fino a quando non verranno messe in campo risorse adeguate, tutele contrattuali reali e un piano straordinario di rilancio della sanità pubblica.













