“Sangue, baccano e assembramenti senza mascherina: movida infernale a Cagliari”

E’ il bilancio dell’ultimo fine settimana in zona bianca tra Marina e Stampace. I residenti, esausti, hanno scritto una dura lettera di protesta a sindaco e prefetto. “Tutti per strade e per piazze a consumare spalla a spalla senza mascherina in un contesto di grave pericolo per tutti”

Violenza, schiamazzi notturni e assembramenti senza mascherina. E’ il bilancio dell’ultimo fine settimane tra Marina e Stampace. I residenti, esausti, hanno scritto una dura lettera di protesta a sindaco e prefetto.

“Nell’ultimo   fine   settimana   i   residenti   hanno   vissuto   giorni   d’inferno, soprattutto nei quartieri di Marina e Stampace”, si legge nella missiva del comitato Rumre no grazie, “un numero indescrivibile di persone hanno invaso ogni spazio e si sono pericolosamente assiepate a migliaia intorno ai tavoli e alle sedie all’aperto e agli ingressi dei pubblici esercizi. Musica a volumi altissimi fuoriusciva da molti locali aggravando ancora di più la oramai tragica esistenza di chi disgraziatamente vive nei quartieri del centro urbano.

Nell’impotenza dei pochi vigili presenti che, invitati ad agire, nessuna azione hanno messo in atto, invocando il fatto che la competenza di merito sarebbe appartenuta ad altri vigili.

Di distanziamento sociale, neppure l’ombra. Tutti per strade e per piazze a consumare spalla a spalla senza mascherina in un contesto di grave pericolo per tutti. E soprattutto per i residenti che per uscire di casa si vedono costretti   a   passare   tra     strettoie   di   persone   che     “legittimamente”     si appropriano  con le sedie e con i tavoli dello spazio a ridosso delle porte d’ingresso dei palazzi.

“Legittimamente”   perché   tra   le   scorie   avvelenate   ereditate   dalla   scorsa legislatura  c’è  una modifica     al Regolamento per la concessione del suolo pubblico (art. 13, lett. c) che ha ridotto a 75 centimetri la distanza dei tavoli dall’ingresso delle abitazioni . In origine tale distanza era di 3 metri. Non si conosce distanza inferiore a quella di 3 metri in tutta Italia. Col Covid che impera e con le varianti che atterriscono la distanza di 75 centimetri, che mai neppure viene rispettata, favorisce l’assiepamento delle persone all’ingresso delle abitazioni ed espone i residenti a un  pericolo ancor più grave se si considera che il distanziamento sociale, in questa fase della diffusione del Covid,  non dovrebbe essere inferiore ai 2 metri.

Inquinamento acustico ambientale, tavoli e sedie a piastrellare le strade in palese   violazione   della   tutela   della   salute   dei   residenti,   quartieri   come Marina e Stampace da anni dichiarati in emergenza sanitaria e in criticità acustica lasciati nel più assoluto disinteresse di chi dovrebbe provvedere, violazione del distanziamento sociale deliberatamente consentita da assurde norme regolamentari comunali, rendono la città di  Cagliari sempre più invivibile e città da cui scappare. Come in tanti hanno già fatto in questi anni.

Inoltre l’assiepamento illegittimo e rissoso di migliaia di persone, assai spesso in preda all’alcol e alle droghe, favorisce la violenza e le scene di sangue a cui ci stiamo abituando e pericolosamente assuefando.

Una condizione urbana non più tollerabile e non più accettabile che impone alle autorità di merito, al sindaco e al Prefetto in primo luogo, di agire nel rispetto   delle   norme   sanitarie,   a   partire   dalla   Legge   quadro sull’inquinamento acustico ambientale (ogni giorno calpestata e violata), e

delle norme sulla sicurezza dei cittadini.”


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