Sale bingo chiuse a Cagliari e Quartu: “Otto mesi senza vendere una cartella, situazione drammatica”

Clienti dissolti e tavoli vuoti in via Calamattia e a Quartu. Cento lavoratori a casa con la “misera” cassa integrazione. Massimiliano Orlandini: “Ristori? 33mila euro su un fatturato perso di 3 milioni. Speriamo di riaprire, le sale sono sicure, adatte alle famiglie e favoriscono la socialità”

Otto mesi, non consecutivi, ma che hanno comunque spezzato le gambe ai lavoratori, oltre cento, delle due sale bingo di Cagliari e Quartu, in via Calamattia e in via Brigata Sassari. Il 19 ottobre scorso la mini boccata d’ossigeno con la chiusura alle 21, poi il nuovo lockdwon. Totale. E ancora attivo, almeno sino al prossimo cinque marzo. E le casse vuote, ormai, sono diventate “case” di ragnatele. La società che gestisce entrambe le sale è, ovviamente, in crisi, idem i dipendenti. E dallo Stato, fatto curioso, non sarebbero arrivate quelle carriolate di ristori promesse. I numeri li snocciola Massimiliano Orlandini, 52 anni, amministratore: “Meno dell’uno per cento della perdita di fatturato, del 2019, di tre milioni di euro. E si tratta di oltre il sessanta per cento, anno su anno sarebbe del cinquanta ma siamo già arrivati a febbraio”. Numeri choc, che lasciano davvero poco spazio alle interpretazioni. “E pensare che abbiamo sempre garantito la massima sanificazione e distanziamento possibile, proprio per una questione di sicurezza”. Non è però bastato a evitare la chiusura.

 

“I nostri cento dipendenti sono in sofferenza, hanno solo una misera cassa integrazione che copre il 40 per cento dell’intero stipendio mensile”. E i clienti? “Molti mi stanno chiamando, chiedendo quando riapriremo: da noi ha sempre prevalso la socialità, non certo le scommesse. Chi cerca quelle le fa online, spesso dando soldi a siti esteri. Il bingo è sempre stato strutturato per le famiglie. Siamo molto preoccupati soprattutto di non poter ripartire, quando sarà possibile, perchè i nostri ragazzi stanno davvero soffrendo. Abbiamo anche bloccato i mutui, ma solo perchè noi siamo un’azienda privata: lo Stato, invece, non l’ha fatto”.


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