Risse e omicidi tra i giovani? “Troppa violenza nei media e genitori assenti”

Lo psichiatra Paolo Crepet intervistato dall’Agi: “I ragazzi hanno bisogno di identità ma non la trovano in famiglia e a scuola”

Di nuovo l’ennesima rissa tra ragazzi. In piazza. Per strada. Un ragazzo di 17 anni è morto accoltellato a Formia, mentre a Napoli sul lungomare ben due risse tra bande in meno di 24 ore per uno sguardo “di troppo”. Poi ci sono le “risse da movida”, sempre più frequenti. Perché la gioventù è così inquieta? Una reazione al lockdown da Covid?

“Direi, piuttosto, che è una storia vecchia come l’Italia”, risponde il professor Paolo Crepet, sociologo, psichiatra, attento osservatore del mondo giovanile e delle sue sindromi: “Dentro ci sono degli elementi che sono connotati da sempre, e non sono solo italiani, e che riguardano il confronto tra classi sociali, periferia e centro a quelli legati più strutturalmente alla malavita a quelli che lo sono di meno, a scontri di gruppi etnici. Ne ricordo a decine, anche ai miei vecchi tempi”.

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