CAGLIARI – Prima la furia. Poi la sorpresa.
Come è ben noto, ormai, il ciclone Harry ha colpito il litorale cagliaritano con onde potenti e correnti violente, rosicchiando metri di arenile, cancellando tratti di spiaggia, mettendo in ginocchio strutture e stabilimenti. Per giorni il Poetto è apparso ferito, trasformato, quasi irriconoscibile.
Ma quando il mare si è ritirato, ha lasciato dietro di sé qualcosa che in pochi si aspettavano: cumuli di sabbia finissima e bianca, riemersi lungo ampie porzioni della spiaggia dei Centomila. Non il sabbione scuro a cui ci si era abituati negli ultimi anni, ma quella sabbia chiara, quasi impalpabile, che per generazioni ha definito l’identità del Poetto.
Un ritorno che ha il sapore della memoria.
La sabbia naturale, quella che sembrava perduta dopo il grande ripascimento dei primi anni Duemila – quando materiali diversi per colore e granulometria cambiarono volto all’arenile – è riapparsa sotto gli occhi increduli dei primi visitatori. In molti si sono fermati a osservarla, a toccarla, a camminarci sopra, come a voler verificare che fosse reale. Un’immagine che ha fatto rapidamente il giro della città, riaccendendo un dibattito mai sopito.
Perché il Poetto, negli anni, è stato al centro di una delle operazioni più discusse nella gestione costiera: il ripascimento artificiale che avrebbe dovuto proteggere e ampliare la spiaggia, ma che ne modificò profondamente aspetto e consistenza. Oggi, dopo la mareggiata, è il mare stesso a riportare in superficie la sabbia più coerente con la sua natura originaria, quasi a voler ristabilire un equilibrio interrotto.
La forza dell’acqua ha prima distrutto e poi restituito. Ha spazzato via, ma ha anche scavato, rimodellato, riportato alla luce ciò che era nascosto sotto strati successivi di interventi e trasformazioni.
Il fenomeno ha inevitabilmente riaperto la riflessione sulle scelte future per il litorale. In vista della stagione balneare si discute di interventi e soluzioni, ma quanto accaduto nelle ultime settimane sembra lanciare un messaggio chiaro: la spiaggia non è una superficie immobile da correggere a piacimento, è un organismo vivo, dinamico, che segue leggi proprie.
E mentre la città guarda alla prossima estate, il Poetto offre una lezione silenziosa ma potente: il mare può cancellare, può cambiare, ma sa anche ricordare. E quando decide di farlo, riscrive la sua storia.











