Regione, Erriu: “Stop a legge urbanistica per motivi politici”

L’assessore: “Rimane l’amarezza e la consapevolezza che il fallimento di questa stagione riformista rischia di aprire la strada a soluzioni molto più spregiudicate che recheranno danni e incertezza normativa tanto per l’ambiente quanto per l’occupazione”

Stop alla legge urbanistica. Su facebook il post dell’assessore regionale Cristiano Erriu. “Nelle ultime ore ho ricevuto tante attestazioni di stima e incoraggiamento ad andare avanti. In verità, pur con un bagaglio gravoso e credo comprensibile di amarezza e di stanchezza personale non ho mai pensato neppure un istante a tirare la spugna.

Se c’è una cosa che caratterizza la politica di questi tempi è l’assenza di responsabilità e la mancanza di serietà. Ma io non credo sia né giusto né saggio darla vinta ai tattici di mestiere, agli urlatori, ai teorici dello sfascio. Ho la convinzione che la gente chieda ai politici serietà, equilibrio e concretezza. Penso che il problema se lo deve porre semmai chi non si è impegnato con convinzione a trovare le soluzioni adeguate ma si è esercitato a frapporre un’escalation di ostacoli e di difficoltà. Con il risultato di impedire l’obiettivo di una legge attesa da tanti e da molto tempo.

Abbiamo lavorato a tessere la tela cercando la più ampia condivisione, integrando tutela e sviluppo, aperta ai contributi di tutti senza distinzioni di colore politico ma guardando all’interesse dei sardi e della Sardegna.

E’ venuta a mancare la maggioranza numerica necessaria per l’approvazione. Chi l’ha fatta venire meno se ne assuma in pieno la responsabilità. Per quanto mi riguarda ho cercato di raggiungere sino alla fine la giusta sintesi ascoltando tutti, ricercando soluzioni normative solide e non velleitarie. Ho puntato sempre dritto all’obiettivo dell’interesse generale lavorando ad un testo in grado di governare i tanti interessi, di garantire i diritti e di soddisfare i bisogni. Operazione certamente difficile da raggiungere ma non impossibile per un riformismo degno di questo nome.

Sui valori in gioco, il rispetto dei principi sovraordinati di tutela di ambiente, paesaggio e assetto idrogeologico non consentono ulteriori semplificazioni che non risultano compatibili né con il rango costituzionale di tali principi né con i rigidi e non comprimibili tempi istruttori di valutazione che non possono essere lasciati in mano alla discrezionalità o a quella che taluno ha definito “spinta deterministica” dei comuni, ritenuti (erroneamente) gli unici padroni del governo del territorio. Chi fa affermazioni contrarie non sa di cosa parla o usa argomentazioni pretenziose e demagogiche e lo fa, più o meno consapevolmente, tanto per sfasciare il giocattolo e sapendo che le scorciatoie non producono nessun risultato pratico. Tanto è vero che proposte specifiche in senso contrario non ne sono mai state formulate.

Allo stesso modo chi lamenta la mancanza di risorse economiche per la pianificazione urbanistica finge di non sapere che negli ultimi dieci anni dei circa 36 milioni concessi ai comuni per adeguare gli strumenti pianificatori, questi ne hanno speso meno della metà. Tanto più che la proposta prevedeva ulteriori risorse da dare ai comuni, non per gli studi di piano ma per rafforzare gli organici degli uffici locali di gestione delle politiche del territorio con l’innesto di professionalità giovani, fresche e competenti.

I punti di dissenso che sono stati dichiarati, hanno giustificato la mia richiesta di ritiro della legge poiché essi in realtà sono stati già risolti positivamente nel testo con soluzioni che gli oppositori hanno contribuito ad elaborare e proporre, come testimoniato da dichiarazioni e interventi pubblici a disposizione di chiunque li voglia verificare.

Ci sono dunque ragioni politiche retrostanti e su queste non intendo, per ora, pronunciarmi. Queste rendono, a parer mio, impossibile la prosecuzione dell’iter legislativo.

Rimane l’amarezza e la consapevolezza che il fallimento di questa stagione riformista rischia di aprire la strada a soluzioni molto più spregiudicate che recheranno danni e incertezza normativa tanto per l’ambiente quanto per l’occupazione”


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