Radar spenti, società fantasma e depistaggi:
 chi ha abbattuto l’elicottero “Volpe 132”? I segreti dell’Ustica sarda

“Nero come la cronaca” si occupa della misteriosa e ingarbugliata vicenda della scomparsa dell’elicottero della Guardia di finanza, con 2 uomini a bordo. Una inchiesta talmente complessa da essere stata ribattezzata “l’Ustica sarda”.

La notte del 2 marzo 1994 l’elicottero della Guardia di Finanza “Volpe 132” scompare misteriosamente mentre è in missione per indagare su alcuni traffici illeciti, nel cielo di Capo Ferrato. A bordo  ci sono due uomini: il maresciallo Gianfranco Deriu, 41 anni, di Cuglieri, e il brigadiere Fabrizio Sedda, 28 anni, di Ottana. I loro corpi non verranno mai ritrovati e del velivolo il mare restituisce solo qualche pezzo di lamiera.

La Procura di Cagliari apre un’inchiesta e da subito saltano fuori incredibili difficoltà e qualche sospetto di depistaggio. Questa storia, infatti, ribattezzata “l’Ustica sarda”, è un labirinto in cui ogni atto è segnato da un lato oscuro che ciclicamente fa riemergere tutte le ombre dell’inchiesta.

Vengono sentiti 4 testimoni: il giardiniere di Feraxi Giovanni Utzeri, Gigi Marini operaio di Villacidro in pensione, Antonio Cuccu, il presidente della cooperativa pescatori di Feraxi, e Giuseppe Zuncheddu, un capraro originario di Burcei. Persone normali, che non si conoscono tra loro e che non hanno alcun interesse a raccontare storie fantasiose.

I quattro dicono sicuramente la verità: l’elicottero A-109 della Guardia di finanza è precipitato in mare a Feraxi vicino a una nave porta container che era lì alla fonda da tre giorni. Il boato (o il “botto” come ha raccontato uno dei testimoni) prova che il velivolo è esploso in volo. La fuga precipitosa della misteriosa nave fa pensare a una stretta relazione con la fine di “Volpe 132”. Quindi, l’elicottero dovrebbe trovarsi nel mare davanti alla rada di Feraxi. Ma non c’è. Qualcuno lo ha spostato e fatto sparire. E deve aver avuto i mezzi per poterlo fare.

Quando nel giugno del 1994 la Procura della Repubblica di Cagliari chiede una copia della relazione della Commissione d’inchiesta militare, si sente rispondere dalla Presidenza del Consiglio dei ministri che la relazione è considerata “classificata”, sottoposta cioè‚ al segreto di Stato. Quello è il primo segnale evidente che qualcuno sta cercando di blindare il caso dell’elicottero. Il magistrato riesce a forzare l’opposizione governativa per un errore di procedura ma quando legge la relazione non c’è niente che possa giustificare la “classificazione” del documento, che si conclude con l’ipotesi di un incidente.

Bisognerebbe anche chiedersi per quale motivo non sia mai stata disposta una consulenza tecnica sulle registrazioni tra la centrale operativa di Cagliari e l’elicottero. Nella trascrizione, infatti, risultano 45 minuti di inspiegabile silenzio.

Altra stranezza: la sera del 2 marzo 1994 i radar sono tutti spenti. Come nella tragica sera di Ustica nessuno ha visto alcunché. Solo il radar nel Poligono del Salto di Quirra è in funzione, ma misteriosamente la registrazione si interrompe alle 19:14. Guarda caso, proprio un minuto prima del blackout delle comunicazioni di “Volpe 132”.

Il cuore di questa vicenda di omissioni e morte resta comunque la presenza di una misteriosa nave porta container nella rada di Feraxi la sera del 2 marzo 1994. I militari e la Finanza ne hanno sempre smentito la presenza, ma tre dei quattro testimoni oculari ne parlano e la descrivono dettagliatamente.

E tutti concordano nel raccontare alcune stranezze. Prima di tutto il fatto che durante il giorno il mercantile sembrava deserto. In coperta non c’era mai nessuno. La notte, poi, le luci restavano spente. C’è infine un particolare molto significativo: la linea di galleggiamento del mercantile si abbassava ogni giorno. Come se qualcuno, durante la notte, caricasse qualcosa a bordo.

Arrivano addirittura a riconoscerla nel mercantile “Lucina” che, il 7 luglio dello stesso anno è stato teatro del massacro dell’equipaggio in Algeria. 7 uomini, tutti italiani, vengono trovati con la gola squarciata da un portuale, insospettito per l’assenza di segni di vita sulla nave giunta da Cagliari con un carico di duemila tonnellate di semola. Il mercantile era bloccato da 27 giorni nel porto. Il perché‚ di questa lunga attesa è un mistero. Come resta un mistero la scomparsa di 600 tonnellate di carico. C’è chi parla di armi o di scorie radioattive. Come dimenticare, infatti, che solo quattro mesi prima, era stata uccisa a Mogadiscio la giornalista Ilaria Alpi che su questi traffici indagava da tempo?

Due membri dell’equipaggio scampano alla morte perché si sono fermati a Cagliari per una breve licenza. Uno di loro è Gaetano Giacomina, di Oristano, un agente della struttura supersegreta Gladio. Morirà  in uno strano incidente, nel 1998, nell’isola di Fogo, nell’arcipelago del Capo Verde. Il suo corpo non è mai stato identificato.

La giustizia algerina ha accusato e condannato per il massacro alcuni presunti terroristi del Gia, ma la misteriosa sparizione di 600 tonnellate di carico fa pensare a un oscuro traffico.

La “Lucina” è una nave che ha cambiato spesso identità. Varata nel 1975 in Danimarca, ha avuto molti nomi e per questo motivo è stato spesso difficile ricostruire i suoi movimenti.

Ma i misteri non finiscono qui. Pochi giorni dopo il disastro di “Volpe 132”, nella stessa zona sparisce un altro A-109 di proprietà della Wind Air. Viene ritrovato semismontato. Il sospetto è che si volesse “cannibalizzarlo” per organizzare con i suoi pezzi un ritrovamento fasullo del velivolo della Guardia di finanza. A confermarlo c’è il fatto che il velivolo viene trovato a Quartu senza gli strumenti di volo. Saranno trovati successivamente, guarda caso, sempre grazie a una soffiata del solito collaboratore di giustizia.

Non è mai stato chiaro a cosa dovesse servire quell’elicottero parcheggiato in un capannone della zona industriale di Oristano. C’è chi dice che fosse destinato alla lotta contro gli incendi e chi, invece, che dovesse essere affittato per il servizio di elisoccorso. 

E anche in questo caso c’è da rilevare che la Wind Air risulta molto sospetta, e ha tutta l’aria di essere una società di copertura. Ma di chi? Alcuni elementi fanno pensare a qualche organismo dello Stato che si muove in modo molto discreto.

Costantino Polo, rappresentante legale della società, sfuggente ed enigmatico personaggio del quale sono incerti perfino i dati anagrafici, non si è mai presentato davanti al giudice di Oristano. Polo sembra un fantasma e forse non è mai esistito.

Interessanti le verifiche fatte sulla Wind Air: la sede sociale è a Roma, in una palazzina di pochi appartamenti. Ma nello stabile nessuno ha mai visto Costantino Polo o ha avuto rapporti con il personale della Wind Air. L’unico indizio sulla presenza della società, è una targhetta. La corrispondenza viene regolarmente respinta e non esiste un’utenza telefonica a nome della società.  Nonostante l’iscrizione regolare alla Camera di commercio, non è possibile rintracciare i bilanci ufficiali. Impossibile, quindi, sapere se la società sia attiva o se sia piuttosto una scatola vuota.

Ultimo inquietante dettaglio: la Wind Air ha incomprensibilmente una sede distaccata a Nuoro domiciliata in una strada che non esiste.

Nel febbraio 2013 approda davanti al gip di Cagliari la perizia del Ris di Torino. Analizzando i pochi resti di metallo recuperati nel mare a Capo Ferrato i periti hanno trovato tracce evidenti di un’esplosione. “Volpe 132” è stato abbattuto. Circostanza che ha portato inevitabilmente alla modifica dell’ipotesi di reato in duplice omicidio volontario. Un reato per il quale è prevista la pena dell’ergastolo e, perciò, è imprescrittibile.

La lunga vicenda di “Volpe 132” non è ancora finita.

 

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