Post su Facebook contro l’ex deputata Giulia Moi, condannata Ornella Piredda

In un post del 2016 aveva definito l’ex europarlamentare grillina “incompetente”, “arrogante” e “maleducata”. Espressioni che per il giudice “non possono in alcun modo ritenersi legittimate dall’esercizio del diritto di critica politica”, da qui la condanna per diffamazione. Il risarcimento è di 6 mila euro

Un post su Facebook del 2016 è costato la condanna per diffamazione a Ornella Piredda. Sei mila euro (più spese legali) è quanto dovrà corrispondere a l’ex eurodeputata del M5S Giulia Moi. Secondo il giudice Piana del Tribunale Civile le considerazioni formulate da Ornella Piredda nel post pubblicato sulla propria pagina Facebook 5 anni fa nei confronti della Moi (difesa dall’avvocato Pierandrea Setzu) “hanno carattere oggettivamente offensivo perché esprimono giudizi di valore sulla persona tramite l’utilizzo di “argumenta ad hominem”, volti a screditarla mediante l’evocazione di una sua presunta indegnità od inadeguatezza personale, definendola tra l’altro “incompetente”, “arrogante” e “maleducata”.

La Piredda si era appellata alla “legittima espressione del diritto di critica politica nell’ambito della quale è consentito  manifestare pubblicamente la propria delusione, che resta valutazione soggettiva, sulla qualità delle competenze mostrate nell’espletamento del mandato (ecco il riferimento all’aggettivo “incompetente” sulla cui inidoneità all’offesa vi è poco da dire), l’attitudine o inettitudine al confronto democratico con la propria base elettorale (di qui l’uso dell’espressione “arrogante” da ritenersi del tutto continente e comunemente usata) ed infine, ma non ultimo, il rilievo sulla indisponibilità a rispondere al saluto rivolto dalla convenuta, persona ben nota all’attrice, a causa di contrasti maturati in ambito politico, di qui l’epiteto di “maleducata”, pur esso comunemente riferibile a chi oltre a non ricambiare un saluto finga di non conoscere chi glielo rivolge”.

Ma secondo il giudice “le espressioni in esame non possono in alcun modo ritenersi legittimate dall’esercizio del diritto di critica politica”.


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