Quindici operatori socio-sanitari ancora in attesa di una risposta, dopo tre anni di vertenza. A Cagliari la questione della stabilizzazione degli OSS precari dell’Asl 8 torna al centro delle proteste dei lavoratori, che denunciano una disparità di trattamento rispetto a colleghi che sarebbero riusciti a ottenere una soluzione alla propria situazione occupazionale.
La rabbia, raccontano gli operatori, nasce soprattutto dalle promesse rimaste senza una risposta definitiva e dalla sensazione di essere stati lasciati indietro. «Siamo arrabbiati e non ci stiamo più a rimanere ad aspettare soluzioni promesse ma applicate solo ad alcuni», è il senso della protesta. La richiesta è chiara: mettere fine a una vertenza che si trascina da tre anni e garantire criteri trasparenti, senza lavoratori di serie A e di serie B.
Al centro della contestazione c’è anche il percorso che ha portato alle assunzioni e alle stabilizzazioni in ambito sanitario. Gli OSS rimasti esclusi sottolineano di essere stati assunti direttamente dalle aziende ospedaliere, al pari dei colleghi entrati in servizio prima di loro, e chiedono di capire perché il loro percorso non abbia avuto lo stesso esito.
La questione riguarda anche i requisiti legati all’emergenza Covid e le graduatorie del Policlinico di Monserrato, una prioritaria e una non prioritaria, che i lavoratori indicano come ancora valide. Gli operatori chiedono che la loro posizione venga esaminata tenendo conto dei requisiti posseduti e dell’esperienza maturata sul campo, compreso il lavoro svolto durante la pandemia.
A sostegno delle loro rivendicazioni richiamano anche l’articolo 15-sexies, relativo alla valorizzazione della professionalità acquisita attraverso contratti di lavoro flessibile, anche tramite agenzie di somministrazione. La disposizione prevede, nel rispetto delle regole vigenti sulle assunzioni, la possibilità di valorizzare l’esperienza professionale maturata e di riservare una quota non superiore al 50 per cento dei posti messi a concorso, alle condizioni stabilite dalla norma. Tra i requisiti contemplati figurano almeno tre anni di servizio, anche non continuativi, negli ultimi cinque anni, con contratti flessibili nel medesimo profilo professionale presso l’amministrazione che bandisce il concorso.
Un riferimento che, secondo i lavoratori, merita di essere considerato nella valutazione della loro situazione, senza dimenticare chi ha prestato servizio negli anni più difficili per la sanità. La norma, tuttavia, non comporta un diritto automatico alla stabilizzazione: la sua applicabilità deve essere verificata alla luce dei requisiti individuali e delle procedure adottate.
Gli OSS contestano inoltre il ricorso a percorsi che, a loro avviso, rischiano di favorire chi ha lavorato attraverso agenzie interinali, lasciando in secondo piano chi ha prestato servizio direttamente per le aziende sanitarie. Da qui la domanda sulla disparità di trattamento e sulla necessità di chiarire quali criteri siano stati utilizzati nelle diverse procedure.
La vicenda, secondo quanto riferito dai lavoratori, non riguarda soltanto un posto di lavoro, ma il riconoscimento di un’esperienza professionale maturata nel servizio sanitario e di anni trascorsi in attesa di una soluzione. Per questo chiedono all’Asl 8 di fare chiarezza, spiegare quali possibilità concrete esistano per i quindici operatori rimasti fuori e indicare tempi certi per la conclusione della vertenza.
Dopo tre anni di attesa, la richiesta è che le promesse si traducano finalmente in risposte verificabili. E che venga chiarito perché, a parità di condizioni, alcuni lavoratori abbiano trovato una strada verso la stabilizzazione mentre altri continuano a restare in sospeso.










