A commissionare il delitto sarebbero stati, secondo l’accusa, l’ex compagna della vittima, originaria di Iglesias, e un collega di Pusceddu, anche lui soccorritore del 118, originario di Carbonia e legato sentimentalmente alla donna. I due avrebbero affidato l’incarico a due persone domiciliate nel Sulcis-Iglesiente, che avrebbero ricevuto 15mila euro per portare a termine l’assassinio.
È proprio seguendo la traccia dei soldi che gli investigatori avrebbero ricostruito alcuni dei passaggi dell’organizzazione del delitto. Le indagini hanno evidenziato diversi finanziamenti e numerosi prelievi di contante effettuati a ridosso dell’omicidio. L’incrocio dei movimenti di denaro con gli altri elementi raccolti avrebbe inoltre permesso di individuare una serie di incontri tra i presunti mandanti e gli esecutori, ritenuti funzionali alla preparazione dell’agguato.
Alla base del delitto ci sarebbero dissidi di natura sentimentale e professionale. È questo, secondo la ricostruzione investigativa, il movente che avrebbe spinto i presunti mandanti a progettare l’eliminazione di Pusceddu.
A dare ulteriore consistenza all’impianto accusatorio ci sarebbero anche gli accertamenti scientifici. Sull’arma sequestrata nel corso delle indagini sono state individuate tracce biologiche che, secondo le analisi, sarebbero riconducibili a uno dei presunti esecutori materiali.
Gli investigatori avrebbero inoltre ricostruito il viaggio compiuto dall’auto utilizzata dai presunti assassini per raggiungere Buddusò e allontanarsi dopo l’omicidio.












