“Negativo al Covid ma l’Ats non mi invia l’email, a 50 anni ho perso il lavoro a Capoterra”

La certificazione di negatività che non arriva costa caro, a Davide Floris: “Sono entrato in contatto con un positivo, ho avvisato il mio medico e lui mi ha segnalato all’Ats. Tampone negativo, il mio dottore mi ha detto che senza l’email dell’Igiene Pubblica non posso tornare a fare l’aiuto cuoco: contratto sicuro sino a ottobre perso, per mangiare son dovuto tornare dai miei genitori”

È una storia che ha tutti i contorni dell’assurdo, quella raccontata da Davide Floris. Cinquant’anni, di Capoterra, mai positivo al Coronavirus, fortunatamente, ma con un impiego che gli è scivolato via dalle mani a causa, stando al suo racconto, di un documento medico non arrivato. E lui, “dopo esser rimasto fermo tutta l’estate 2020”, si trova nuovamente a terra. Negativo al virus ma senza più un lavoro. Tutto inizia “il 21 luglio. Stavo per iniziare a lavorare come aiuto cuoco in un agriturismo, avevo un mese di tempo per firmare il contratto, a tempo determinato. Scopro che un mio nipotino è positivo, ero entrato in contatto con lui due giorni prima che fosse accertata la sua positività”. Davide Floris si preoccupa e fa la cosa più ovvia al mondo, in questi casi: “Ho avvisato al lavoro e poi il mio medico che, a sua volta, mi ha segnalato all’Ats quale sospetto positivo, per fare il tampone”. Il cinquantenne si reca alla Cittadella di via Romagna a Cagliari il 4 agosto, la sera stessa arriva l’esito: “Negativo. Sono subito tornato al lavoro, felice di essere tornato alla normalità”. Ma dura poco: “Ho informato il mio medico della negatività, quando gli ho detto di essere andato nell’agriturismo è quasi fosse saltato dalla sedia: non avevo l’email ufficiale che attestava la mia negatività, mi ha detto che il semplice foglio del tampone non era sufficiente e sia io sia i miei titolari, in caso di controlli, saremmo stati multati”.

Così, l’uomo contatta subito l’Ats: “Mi hanno detto che me l’avrebbero spedita entro due giorni, al massimo entro cinque. Non è mai arrivata. Almeno, nella mia posta in arrivo non ho trovato nulla. Nel frattempo, però, i miei titolari hanno proceduto all’annullamento del contratto, valido sino a metà ottobre”. Il motivo? Per il 50enne è collegato al mancato arrivo dell’email dei medici: “Siamo in piena stagione estiva, non potevano continuare a tenermi senza che andassi a fare le mie ore e pagarmi i contributi. Uno dei titolari si è anche offerto di saldarmi le due giornate che ho fatto, ho rifiutato”. Ora, però, la beffa purtroppo è completa: “Addio contratto. In tutti questi giorni l’Ats non mi ha spedito una email, a cinquant’anni sono dovuto tornare a vivere da mia madre che mi sta dando i soldi per mangiare e per le sigarette. Sono esausto, non lavoravo da due anni e per me non c’è nessun bonus, visto che mio padre ha la sua pensione e vivo anche insieme a lui, nuovamente, sotto lo stesso tetto”.


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