Nasce “Casa Fenice”: a Cagliari la prima struttura comunale per l’autonomia abitativa dei giovani con disabilità.
Cagliari compie un passo importante verso l’inclusione e l’autonomia delle persone con disabilità. In via Friuli ha aperto ufficialmente le porte “Casa Fenice”, la prima struttura comunale pensata per permettere a giovani con disabilità di abitare e convivere temporaneamente, sperimentando percorsi concreti di vita indipendente.
Il progetto, presentato dal sindaco Massimo Zedda attraverso i canali social istituzionali, nasce con l’obiettivo di accompagnare ragazze e ragazzi in un percorso strutturato di crescita personale, formativa e lavorativa. All’interno di Casa Fenice, i giovani ospiti sono seguiti da una squadra multidisciplinare di esperti, che li supporta nello sviluppo delle competenze necessarie per una maggiore autonomia nella vita quotidiana.
Un elemento centrale dell’iniziativa è il collegamento con il mondo del lavoro. Il progetto prevede infatti percorsi di formazione e tirocinio, finalizzati all’inserimento professionale. Sono inoltre previsti interventi di supporto alle imprese che scelgono di aderire, con l’individuazione di attività lavorative compatibili anche con modalità da remoto, in raccordo con il Centro per l’Impiego.
“Casa Fenice” si inserisce in una visione più ampia di welfare di comunità, che mira a valorizzare le capacità delle persone e a superare modelli assistenzialistici, puntando invece su autodeterminazione, inclusione sociale e dignità del lavoro.
Il progetto è stato reso possibile grazie a un investimento complessivo di oltre un milione di euro, finanziato attraverso risorse del PNRR e fondi del Comune di Cagliari. L’amministrazione comunale auspica che l’esperienza possa essere replicata in futuro, ampliando il numero di beneficiari e rafforzando la rete territoriale di servizi.
Con Casa Fenice, Cagliari si candida a diventare un modello di buone pratiche nel campo delle politiche sociali, dimostrando come l’innovazione e la collaborazione tra istituzioni, imprese e servizi possano tradursi in opportunità reali per i giovani con disabilità.












