Un colosso di cemento da 600 posti auto tra viale Trento e viale Trieste, calato dall’alto senza conoscere davvero la città. Il progetto del nuovo parcheggio multipiano a Cagliari accende la rabbia dei residenti e solleva un polverone di polemiche. La domanda che rimbalza di bocca in bocca tra chi abita la zona è una sola, drammatica: “Davvero spariranno piazza Sorcinelli e i nostri alberi monumentali?”
La rabbia del quartiere non è un semplice “no” a prescindere, ma la denuncia di una profonda delusione. A farsi portavoce del malcontento sono Lidia Frailis (DonneAmbienteSardegna) e Angelo Cremone (Sardegna Pulita), che attaccano frontalmente Comune e Regione, sottolineando come questo progetto dimostri che chi governa non conosca affatto Cagliari, altrimenti non avrebbe mai pensato a un’opera simile. La protesta si fa concreta e mette sul tavolo soluzioni immediate, logiche e soprattutto a costo zero. Perché cementificare un’area verde quando ci sono centinaia di stalli pubblici inutilizzati?
La mappa dello spreco quotidiano segnalata dai residenti è sotto gli occhi di tutti: il sito comunale di viale Trento al numero 29 è sbarrato e abbandonato da anni, il multipiano di via Caprera è chiuso da tempo immemorabile e quello di via Cesare Battisti potrebbe essere potenziato. A tutto questo si aggiungono i parcheggi degli Assessorati regionali agli Enti Locali, al Personale, al Bilancio, al Turismo e alla Sanità. Si tratta di centinaia di posti auto che la sera e nei fine settimana restano desolatamente vuoti. Secondo i portavoce dei cittadini, basterebbe aumentare di pochissimo la vigilanza per aprire queste aree alla città, senza toccare la sicurezza degli uffici.
La giustificazione legata alle esigenze della mattina – servire chi arriva a Cagliari per lavoro, scuola o visite mediche – non regge alla prova della logica. Se l’obiettivo dichiarato della Giunta è non ingolfare il centro, appare del tutto contraddittorio invitare le auto a spingersi fino al cuore della città invece di creare parcheggi di scambio agli ingressi, vicino ai capolinea dei mezzi pubblici.
Il piazzale di viale Trento è un piccolo polmone verde, strappato anni fa al caos del mercato domenicale per regalare decoro urbano e salute pubblica al quartiere. Oggi, quella stessa amministrazione che spesso demonizza l’uso dell’auto decide di sacrificare il verde sull’altare del cemento. Anche l’idea dei pannelli fotovoltaici sul tetto della nuova struttura suona come una beffa, dato che potrebbero essere tranquillamente installati sulle facciate degli edifici pubblici già esistenti, senza consumare un solo centimetro di suolo. Infine, resta l’incognita economica che pesa sulle tasche di chi vive in zona: oggi il piazzale è uno dei pochissimi spazi di sosta gratuiti rimasti, mentre domani i residenti rischiano di dover pagare per parcheggiare sotto casa. La mobilitazione è solo all’inizio.











