“Mio papà infermiere, vaccinato e morto di Covid: è stato contagiato in Sardegna”

ESCLUSIVO – Le lacrime e la rabbia di Gianluca Napolitano, figlio del 67enne stroncato dal virus dopo due dosi di Pfizer, primo caso in Italia: “Papà ha lavorato sino a marzo all’ospedale, in mezzo al fuoco della pandemia. Era in vacanza a Stintino. Sono devastato, pretendo chiarezza soprattutto per far capire che, se non ci vacciniamo tutti, le varianti Covid continueranno a circolare”

Ha seguito le sue orme, sin da piccolo si è appassionato a quella figura bardata con camice e pantaloni azzurrini. Gianluca Napolitano, 39enne di Napoli, è infermiere come lo è stato suo padre, Gabriele, stroncato dal Covid a sessantasette anni lo scorso 18 agosto in un letto del reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Sassari. Era vaccinato con la doppia dose di Pfizer”, prima dose il 27 dicembre, la seconda a gennaio”, e, sino a marzo, aveva lavorato come infermiere, prima di andare in pensione. In Sardegna, l’ex infermiere morto, ci veniva da decenni: “Abbiamo delle case a Stintino, papà era arrivato lì a inizio luglio, da solo. Dopo una settimana l’aveva raggiunto la moglie, poi mia moglie e i nostri due figli. Io sono arrivato a metà mese”, racconta Gianluca. “Papà aveva la febbre a 37,7, gli ho subito fatto un tampone antigenico rapido, risultato positivo. Anche mia moglie è risultata contagiata, così li abbiamo isolati in uno dei nostri appartamenti. Dopo 3 giorni, però, papà si è aggravato: polmonite da Covid, ha avuto il casco ed è finito in terapia intensiva il ventidue luglio. Ci è rimasto sino a cinque giorni fa, quando se n’è andato. Papà è stato contagiato mentre era in vacanza in Sardegna, questo è chiaro”, sottolinea il figlio.
La morte dell’ex infermiere con doppia dose di vaccino in corpo, “primo caso in Italia”, ha scatenato la reazione del sindacato degli infermieri del Nursing Up, che ha chiesto “indagini e chiarezza”. Il figlio concorda e precisa: “Sono sotto choc e devastato. Papà non aveva patologie, faceva anche cento chilometri in bici al giorno e amava il trekking. Non era andato in pensione anticipata con ‘quota 100’ perchè, sin quando gli era possibile, ha voluto aiutare i pazienti del Cotugno, ha lavorato negli ultimi due anni in mezzo al fuoco della pandemia, vedendo tantissime persone morire per colpa del virus maledetto. Io, come lui, ho fatto il vaccino perchè credo nella sua efficacia”, dice, netto, il 39enne: “Sino a quando la copertura vaccinale non sarà completo capiteranno anche casi come quello di mio padre. Se ne capita solo uno ogni tot persone e non, magari, dieci o cento, è proprio grazie alla potenza del vaccino: pretendo chiarezza, certo, ma soprattutto per capire come si possano migliorare gli attuali vaccini. Se il virus continua a circolare, si muta e si trasforma, e mi riferisco alle varianti, è perchè continua a non incontrare tutti quei ‘muri’ rappresentanti dalle persone vaccinate. Se la gente non si vaccina, il virus si può continuare a modificare. Le varianti possono essere più forti dei vaccini e colpiscono se non siamo ancora tutti immunizzati”.


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