Giornata importante per la premier Giorgia Meloni, invitata all’Eliseo per il Vertice del Volenterosi. L’incontro è stato incentrato sulla navigabilità dello Stretto di Hormuz, di cui proprio oggi l’Iran ha annunciato l’importantissima riapertura.
Meloni ha annunciato l’intenzione di “mettere a disposizione proprie unità navali sulla base di un’autorizzazione parlamentare per quelle che sono le nostre regole costituzionali. È un impegno in linea con le missioni Aspides e Atalanta”, ha affermato Meloni. “La riapertura di Hormuz è parte di qualsiasi serio progetto di negoziato per la crisi in Medio Oriente”.
La premier considera questo incontro “estremamente importante, ragione per la quale ci ho tenuto ad esserci personalmente. Considero molto significativo che vi abbiano preso parte anche tante nazioni da contesti molto differenti tra loro: dimostra che il lavoro che stiamo facendo non è un lavoro che è mosso da un interesse di parte ma da un interesse generale”.
“Ovviamente”, precisa Meloni “l’attenzione di tutti è concentrata soprattutto sulla presenza navale a Hormuz, aspetto irrinunciabile per diversi motivi: per esigenze concrete come lo sminamento. Ma più in generale per rassicurare l’industria marittima, per fornire un quadro di sicurezza per le navi in transito nello Stretto. Ma è chiaro che una presenza navale internazionale a Hormuz può essere avviata soltanto quando vi sarà una cessazione delle ostilità, in coordinamento con tutti gli attori regionali e internazionali e con una postura esclusivamente difensiva. La libertà di navigazione nello stretto di Hormuz è una questione assolutamente centrale per la nostra nazione, per l’Italia, per l’Europa, per la comunità internazionale nel suo complesso”.
Meloni ha definito il “confronto molto produttivo, che dimostra come l’Europa sia pronta a fare la sua parte nel quadro della sicurezza internazionale, insieme ai suoi partner. È Un’iniziativa che si inserisce in uno sforzo più ampio che continuiamo a portare avanti e che vede costantemente impegnate le nostre nazioni di fronte a un ciclo di conflittualità che si ripropone ormai costantemente e che non coinvolge solamente il Medio Oriente, ma l’Ucraina e tanti altri fronti, ai quali ormai siamo abituati”.
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