Mark Guiliana Jazz Quartet

Il talento di Mark Guiliana per la batteria per un duplice appuntamento sotto le insegne del Jazz Club Network firmato CeDAC

Virtuosistici assoli e raffinate melodie a tempo di swing con il Mark Guiliana Jazz Quartet, l’affiatato ensemble capeggiato dallo strepitoso batterista e compositore statunitense che schiera Fabian Almazan al pianoforte, Jason Rigby al sax e Chris Morrissey al basso per un duplice appuntamento nell’Isola sotto le insegne del Jazz Club Network organizzato dal CeDAC – nell’ambito del Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo in Sardegna.

Viaggio sul filo delle note nelle atmosfere di “Jersey” “Family First”, i due album – pensati e suonati rigorosamente in acustico – che Mark Guiliana (incoronato “miglior batterista moderno” da Down Beat e premiato come “miglior batterista jazz” dai lettori di Modern Drummer nel 2017) ha inciso con il suo quartetto, rinunciando alla sua vena più “elettronica” per privilegiare una dimensione più intimistica, per i due concerti in programma lunedì 19 marzo alle 19 e alle 22 al Jazzino di via Carloforte 74/76 a Cagliari e martedì 20 marzo alle 22.30 al Poco Loco di Alghero, tra affascinanti ballads e metriche incalzanti di un suggestivo affresco sonoro.

Artista eclettico, tra più conosciuti e apprezzati interpreti dello strumento a percussione, capace di spaziare tra differenti generi – dal jazz al pop, dal rock all’hip hop – Mark Guiliana ha contribuito in maniera significativa al disegno musicale e alle intriganti alchimie di “Blackstar” – il fortunato album di David Bowie, vincitore del Grammy Award. Il felice sodalizio con il pianista Brad Mehldau – con il quale ha dato vita al duo Mehliana – ha prodotto un disco come“Taming the Dragon” (Nonesuch) senza dimenticare le collaborazioni importanti e feconde con artisti come il sassofonista Donny McCaslin, il grande chitarrista John Scofield, il batterista dei Soundgarden e dei Pearl Jam Matt Cameron, la cantautrice e bassista Meshell Ndegeocello, il chitarrista-cantanteLionel Loueke, il bassista jazz Avishai Cohen, l’artista reggae e hip-hop Matisyahu e la cantante jazz Gretchen Parlato.

«A drummer around whom a cult of admiration has formed» (un batterista intorno a cui è nato un vero e proprio “culto” con schiere di ammiratori) come ricorda il New York Times: autentico maestro dietro piatti e tamburi, Mark Guiliana (classe 1980) unisce alla perfetta padronanza delle possibilità espressive dello strumento a estro e fantasia, riuscendo a reinventare e rimescolare generi e stili, mettendo in risalto il ruolo della batteria in performances sempre diverse e avvincenti. Come sottolinea JazzTimes«Guiliana, un maestro della tecnica con un raro senso della musicalità, nell’ultimo decennio è diventato uno dei più influenti percussionisti della sua generazione».

Fondatore e leader del Mark Guiliana Jazz Quartet e sul versante dell’elettronica dell’ensemble Beat Music, oltre che del trio Heernt in bilico tra jazz e indie-rock, il batterista americano appare in numerose produzioni discografiche a nome di altri musicisti – da “Lyla” e “At Home” di Avishai Cohen, con cui ha realizzato anche “Continuo”“As Is” e “Gently Disturbed”, a “North Hero” con Chris Morrissey“Abu Nawas Rhapsody” di Dhafer Youssef e“Song for Comfort” di Daniel Zamir, fino a “Nothing Has Changed” e “Blackstar” di David Bowie. E ancora “Now VS Now” e “Earth Analogy” con Jason Lindner,“Dark Territory” e “High Risk” con Dave Douglas, “Heritage” di Lionel Loueke“Akeda” di Matisyahu e “Casting for Gravity”“Fast Future” e “Beyond Now” con Donny McCaslin.

Sul versante del jazz “classico” con “Family First” e “Jersey” Mark Guiliana affronta una nuova “sfida” ricercando e sperimentando nuove forme di espressione all’interno di una sorta di “scatola sonora”, rinunciando agli effetti e all’elettronica per provare un nuovo e diverso approccio alle note improvvisate conservando freschezza e libertà d’invenzione. Artista d’avanguardia dall’innegabile e poliedrico talento, il percussionista e compositore per la prima volta ha scelto di «presentare la mia musica in versione completamente acustica» – come ha dichiarato – «usando la tradizionale tavolozza di sax, piano, basso e batteria» e lasciandosi sorprendere dalle performances del suo quartetto quartetto. «E devo dire che è sempre così eccitante sentire i ragazzi suonare questa musica in modi che non avrei mai potuto immaginare» ha raccontato nel descrivere questa evoluzione, o rivoluzione, del suo pensiero musicale, che è in un certo senso un ritorno alle origini con la piena consapevolezza del presente e delle molteplici derive e contaminazioni del jazz contemporaneo.

Oltre alle incisioni illustri e alle varie collaborazioni – Guiliana ha al suo attivo – in qualità di leader – albums di dichiarata ispirazione “elettronica” come“Beat Music EP”“A Form of Truth”“Beat Music: The Los Angeles Improvisations” e “My Life Starts Now” (pubblicati con la sua etichetta, la Beat Music Productions) cui hanno collaborato artisti come il bassista Tim Lefebvre e il tastierista Jason Lindner, i tastieristi Jeff Babko e Yuki Hirano, i chitarristi Michael Severson e Nir Felder, Troy Zeigler sull’elettronica e Meshell Ndegeocello al basso – che gli son valsi l’elogio di All About Jazz, per cui l’artista è «un poeta beat di un’altra specie … uno dei pochi percussionisti che può scavalcare e sfocare creativamente la linea di demarcazione elettroacustica». E prima ancora conHeernt – la sua band newyorkese, Guiliana ha pubblicato nel 2006 “Locked in a Basement” : All Music Guide ha definito il progetto Heernt come «il lato più melodico del jazz d’avanguardia».

In sintesi, per dirla con Time Out London: «Cosa ottieni quando unisci i maestri della batteria hard bop Elvin Jones e Art Blakley a una Roland 808 drum machine degli anni ’80, dividi il risultato per J Dilla e infine lo moltiplichi per il potere di Squarepusher? Risposta: Mark Guiliana.»

Nell’Isola il Mark Guiliana Jazz Quartet che vede sul palco – con Mark Guiliana dietro piatti e tamburi – Fabian Almazan al pianoforte, Jason Rigby al sax eChris Morrissey al basso – proporrà un’antologia di brani sulla falsariga di “Jersey” “Family First”dalle ritmiche travolgenti di “Inter-are” alla più sognante e melodica “Jersey”E ancora “Our Lady” e “September”, o “Big Rig Jones” e l’icastica “The Mayor Of Rotterdam” o la più “riflessiva” “Where Are We Now?” accostandole e intrecciandole ai brani emblematici del penultimo album – a partire dall’evocativo “Family First” come il più graffiante One Month”, e ancora “Johnny Was” e “The Importance of Brothers” o magari “Welcome Home” – in chiave acustica e con un favoloso interplay – per per far rivivere lo spirito dei Jazz Clubs.


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