Quattordici ore al pronto soccorso del Santissima Trinità per una persona malata di Sla. Tempo di attesa che sarebbero lunghissimi anche per una persona non affetta da una patologia così grave ma che diventano insostenibili per chi deve tollerare sofferenze fisiche di quel tipo. La vicenda era stata denunciata pubblicamente dal consigliere regionale di Fratelli d’Italia Alessandro Sorgia, che ha definito la vicenda una “vergogna disumana”.
“È inaccettabile! Parcheggiare una persona così fragile, con difese immunitarie compromesse, in un luogo promiscuo significa esporla a un rischio infettivo letale”, le parole del consigliere.
“E tutto questo ignorando le basilari direttive mediche che prevedono per i malati SLA l’accesso diretto e protetto nel reparto di Rianimazione.
Sapete qual è stato l’epilogo? Dopo 14 ore di calvario e le proteste disperate della moglie, in soli dieci minuti di visita è stato prescritto del cortisone e il paziente è stato rimandato a casa.
Tutto questo si inserisce in un quadro di totale smantellamento dell’assistenza domiciliare: da un anno, per assurdi ordini dirigenziali, è stato cancellato il “Progetto di Area Critica” che per 30 anni aveva garantito l’assistenza vitale a queste famiglie anche fuori dall’orario di servizio.
Il risultato? Pazienti soli e abbandonati a se stessi.”, aveva concluso Sorgia.
Oggi, il direttore generale della Asl di Cagliari Aldo Atzori si è scusato pubblicamente anche nei confronti della famiglia del malato.
“Ho letto con dolore la vicenda raccontata da alcuni giornali ed esprimo vicinanza al paziente. Nessuno, e soprattutto una persona trachestomizzata, deve attendere 14 ore in pronto soccorso. Ci auguriamo con forza che questi episodi non accadano più. Il caso è inaccettabile e merita chiarezza. Per questo, ho già disposto un audit per ricostruire tempi e responsabilità”.
“Al di là del singolo episodio, è giusto dire anche cosa stiamo facendo perchè il pronto soccorso non sia l’unico punto di accesso per i pazienti più fragili . In primo luogo stiamo affrontando il sovraffollamento: è un problema nazionale e a Cagliari abbiamo potenziato i posti letto in osservazione breve, attivato percorsi di dimissione protetta e stiamo aprendo ambulatori di prossimità, come quello appena inaugurato a Sant’Elia. L’obiettivo è quello di togliere pressione al pronto soccorso gestendo i bisogni sul territorio in maniera appropriata. In secondo luogo stiamo lavorando alla formazione del personale del PS sulla gestione delle patologie ad alta complessità come la Sla: un paziente trachestomizzato non può stare in sala d’attesa, deve avere priorità, stanza dedicata, personale che conosce il problema. E’ un tema di umanizzazione, prima ancora che di numeri. Infine, stiamo riorganizzando il sistema e l’assistenza domiciliare con il DM 77 e le risorse Pnrr: l’obiettivo è portare l’infermiere di famiglia, il medico e le cure palliative a casa del paziente perchè per i malati con patologie critiche, come la Sla, la casa è il luogo di cura migliore. Meno accessi impropri, più dignità”.
“Concludo chiedendo ancora scusa alla famiglia per l’attesa e l’angoscia vissuta: la Asl non si nasconde, prendiamo atto del problema e lo trasformiamo in impegno concreto. La mia porta e quella della Direzione sanitaria sono aperte per incontrare i familiari e le associazioni dei malati di Sla. Solo insieme possiamo costruire una rete che funzioni davvero”.









