L’Università di Cagliari ospita tre studenti rifugiati con il progetto dei “corridoi umanitari”

Questa mattina l’arrivo a Cagliari. Il rettore Del Zompo: “Inclusione parola chiave del nostro piano strategico, impegnati in questo progetto perché siamo espressione della società sarda, aperta, accogliente e moderna”

Sono arrivati questa mattina all’aeroporto di Fiumicino i venti rifugiati destinatari di borse di studio che proseguiranno il loro percorso accademico in dieci atenei italiani grazie al progetto University Corridors for Refugees. Tre di loro hanno proseguito il viaggio fino all’aeroporto di Cagliari/Elmas: una volta terminato il periodo di quarantena, potranno continuare il loro percorso di studi all’Università di Cagliari.

Gli studenti, tra cui una donna, provengono da Eritrea, Sudan, Sud Sudan e Repubblica Democratica del Congo, e sono stati selezionati sulla base del merito accademico e della motivazione, attraverso un bando pubblico, da una commissione di selezione individuata da ciascuna università. Una volta completato il periodo di quarantena reso obbligatorio dall’emergenza Covid-19, gli studenti inizieranno il loro percorso universitario presso le Università di Cagliari, Firenze, L’Aquila, Milano (Statale), Padova, Perugia, Pisa, Roma (Luiss), Sassari, e Venezia (IUAV).

 “Tra le parole chiave del piano strategico del nostro Ateneo – dice Maria Del Zompo, Rettore dell’Università di Cagliari – c’è l’inclusione intesa come possibilità di facilitare il diritto allo studio delle persone, indipendentemente da colore della pelle, religione, genere e quant’altro. Questa è una delle tante occasioni in cui l’Ateneo dimostra con i fatti di voler portare avanti il proprio programma: lo facciamo perché siamo espressione della coscienza della società sarda, che mostra ogni giorno di più di essere aperta, accogliente e moderna e condivide con noi questi valori”.

“Dopo l’adesione dell’Università di Cagliari al Manifesto dell’Università inclusiva, proposto dall’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati – dettaglia Alessandra Carucci, Prorettore per l’Internazionalizzazione – questo è un passo concreto che conferma il nostro impegno continuo a favore dei rifugiati. Siamo orgogliosi di far parte di questo importante progetto, che offre ad alcuni studenti rifugiati un canale sicuro per arrivare nel nostro Paese e per poter proseguire i loro studi nelle nostre Lauree Magistrali, così da garantirsi un futuro migliore. Lavoreremo in stretta collaborazione con la Caritas Diocesana di Cagliari, con il sostegno della Fondazione di Sardegna, per assistere i nostri 3 studenti in tutto il loro percorso. Auspichiamo sia solo l’inizio di un progetto che possa ripetersi nei prossimi anni con l’accoglienza di altri studenti rifugiati”.

Il progetto, che vede la collaborazione del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale,  dell’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, di Caritas Italiana e Diaconia Valdese,  è reso possibile anche grazie al sostegno dell’Università di Bologna (promotrice della prima edizione del progetto nel 2019) e di un’ampia rete di partner in Etiopia (Gandhi Charity) e in Italia che assicureranno il supporto necessario agli studenti per tutta la durata del programma di laurea magistrale.

“Siamo estremamente felici per questo straordinario risultato”, ha dichiarato Chiara Cardoletti, Rappresentante dell’UNHCR per l’Italia, la Santa Sede e San Marino. “Con questa iniziativa l’Italia dimostra di voler essere all’avanguardia nell’individuare soluzioni innovative per la protezione dei rifugiati”. Solo il 3% dei rifugiati a livello globale ha accesso all’istruzione superiore, secondo il rapporto UNHCR intitolato Coming Together for Refugee Education, pubblicato la scorsa settimana. Una tendenza che puo’ essere invertita, anche con i Corridoi Universitari.

Entro il 2030 l’UNHCR si pone l’obiettivo di raggiungere un tasso di iscrizione del 15% a programmi di istruzione superiore per i rifugiati in paesi d’accoglienza e paesi terzi anche attraverso l’ampliamento di vie di accesso sicure che tengano in considerazione i bisogni specifici e le legittime aspirazioni dei rifugiati di costruire il loro futuro in dignità.


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