L’affondo al Tar contro i medici no vax, Melis Costa: sconcertante che non si consideri l’interesse generale

L’udienza contro il ricorso dei 173 sanitari sospesi da Ats si discuterà martedì prossimo, 14 settembre: ecco i tratti più salienti dell’intervento dell’avvocato cagliaritano che rappresenta Anci e Comune di Quartu, pronti a dare battaglia per dimostrare che la vaccinazione è l’unica arma al momento a disposizione per proteggere le comunità. “Nelle giornate più drammatiche, la maggior parte dei morti arrivava proprio dalle strutture sanitarie”.

“La dimostrazione dell’ utilità dei vaccini è ottenuta con metodo sperimentale. Gli attuali malati, ricoverati e soprattutto deceduti appartengono quasi tutti alla categoria dei non vaccinati. Non si può evitare di provare un profondo sconcerto nel vedere che nell’ottica dei ricorrenti il principio di precauzione è del tutto trascurato”. E’ uno dei passaggi chiave del ricorso ad opponendum depositato dall’avvocato Carlo Augusto Melis Costa, per conto dell’Anci Sardegna e del comune di Quartu, contro i 173 medici no vax che hanno fatto ricorso al Tar dopo la sospensione dal servizio decisa dall’Ats. L’udienza è fissata per martedì prossimo, 14 settembre.

L’avvocato Melis Costa, che non esclude la possibilità che altri Comuni aderiscano in questi giorni al ricorso, visto che i sindaci sono a tutti gli effetti autorità sanitarie, sottolinea intanto che “il ricorso manifesta un forte sintomo di inammissibilità. Non vede infatti chiamato al giudizio e intimato alcun controinteressato; in una situazione, peraltro , in cui i controinteressati , anche non solo virtuali , non erano difficili da individuare”. E aggiunge: “Sussiste poi un ulteriore profilo di inammissibilità. In un unico ricorso vengono presentate le doglianze di ben 173 ricorrenti, divisi unicamente per territorio, senza distinguere tra le differenti posizioni: di chi sospeso, di chi diffidato, di chi unicamente interessato per posizioni, diciamo, ideologiche. Senza alcuna distinzione tra categorie lavorative, anzianità , situazione sanitaria personale , esposizione al rischio di contagio. Gravi situazioni di inevitabile incompatibilità personale pongono dunque a rischio la ammissibilità del ricorso”.

Per quanto poi riguarda il merito vero e proprio della questione, Melis Costa sottolinea la necessità di chiarire alcuni punti, perché si tratta di un “ricorso che si legge con un crescente senso di disagio.   Intere parti sono costituite da notizie tratte da articoli di giornale, se   non da dati non verificati circolanti liberamente sul web, mentre “al momento in cui si scrive, più di quattro milioni e mezzo sono stati i decessi per Covid nel mondo, 3miliardi i vaccinati”.

E dei 130mila morti nel nostro paese, ricorda Melis Costa, nelle giornate più drammatiche la maggior parte proveniva proprio dalle strutture sanitarie.

Il noto avvocato cagliaritano fa poi chiarezza anche sui vaccini che “contrariamente a quanto spensieratamente sostenuto,  esistono e sono autorizzati dall’EMA”, l’Agenzia europea del farmaco. Il fatto che l’autorizzazione sia “provvisoria” deriva non solo dalla recente individuazione del virus: occorre forse ricordare che ogni autorizzazione all’utilizzo ed alla commercializzazione di un farmaco è necessariamente provvisoria” ma “in Italia, a fronte di quasi 80 milioni di vaccini somministrati , le reazioni perniciose sono state statisticamente irrilevanti” . E gli attuali malati, ricoverati e soprattutto deceduti appartengono quasi tutti alla categoria dei non vaccinati. “Non si può evitare di provare un profondo sconcerto nel vedere che nell’ottica dei ricorrenti il principio di precauzione è del tutto trascurato”, scrive Melis Costa, evidenziando un paradosso: “Nel ricorso da un lato ben 173 ricorrenti si affollano in una moltitudine indistinta quanto a posizione personale e lavorativa. Dall’altro questa stessa moltitudine pretende di essere trattata come una somma di persone che rifiutano il principio di precauzione sociale in nome di un individualismo assolutista”.

Sulla base di tutte queste considerazioni, Melis Costa chiede ai giudici del tar di dichiarare inammissibile,  irricevibile, o di rigettare nel merito il ricorso dei 173 medici sardi contro la sospensione da incarico e stipendio.  “È veramente disarmante – conclude Melis Costa – il fatto che non si afferri la natura e il concetto dell’interesse di carattere generale, soprattutto alla luce inquietante delle cifre sopra citate”. 


In questo articolo: