La Sulcitana è letteralmente crollata a metà tra Cagliari e Capoterra: situazione devastante, isolata la Saras e tutti i paesi.Le prime testimonianze certificano che la statale 195 è letteralmente crollata di schianto in almeno metà della carreggiata. Parliamo della strada percorsa ogni giorno da almeno 80mila auto, che porta alla raffineria più grande del Mediterraneo e alle città di Capoterra, Sarroch, Villa San Pietro, Pula e alla costa di Chia, Domusdemaria e Teulada. Ecco in quali strade viaggiano i sardi, la statale già teatro di centinaia di gravissimi incidenti. Se già nel 1997 Canale % fece una diretta su quella che veniva definita in campo nazionale la “statale della morte”, oggi la Sulcitana divelta a metà è veramente una vergogna. Certo, si può passare dal nuovo tratto, ma con tempi molto diversi prendendo atto che la 195 percorsa da migliaia di automobilisti è ko.
Sulcitana ko in mezzo ai detriti di Harry, la storia di una statale devastata dal mare: “E noi residenti come possiamo tornare a casa?”. Ancora una volta la statale 195 paga il prezzo più alto del maltempo, chiusa con ondate immense che sbattono sull’asfalto, impraticabile per arrivare nelle città con 80mila persone e alla raffineria Saras. La rabbia dei residenti nelle parole di Luca Pisano a nome di tutti gli abitanti della costa più popolata: ” SONO ARRABBIATO. E credo di avere tutte le ragioni per esserlo.
Questa strada, tra incidenti stradali (spesso mortali) e continui allagamenti, continua a essere percorsa ogni giorno da migliaia di cittadini che da anni aspettano la realizzazione e il completamento di una strada che possa essere definita tale.
Dal 1999 che ha visto il nuovo progetto si susseguono amministrazioni nazionali e regionali, promesse, annunci, passerelle. E dopo quasi 30 anni siamo ancora qui: a contare i danni delle mareggiate e, cosa ancora più grave, gli incidenti stradali.
Un tratto di strada che forse è percorribile a piedi o, nella migliore delle ipotesi, in bicicletta. Di certo non in sicurezza.
E oggi, dopo l’ennesima mareggiata, lo schema si ripete: si conteranno i danni, si annunceranno cantieri dai tempi incerti e, come sempre, a pagare saranno i cittadini.
Si preannunciano tempi duri per chi deve percorrerla ogni giorno per andare a lavorare, a scuola o semplicemente per tornare a casa.
È inaccettabile. È una mancanza di rispetto verso un intero territorio e verso chi lo vive ogni giorno.
Basta promesse. Basta rinvii.
La sicurezza non può più aspettare”, conclude amaramente Luca Pisano