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La speranza oltre le sbarre: attivati a Uta i primi cinque patti educativi per le famiglie

Nei nuclei familiari coinvolti uno dei genitori è detenuto: l'obiettivo finale è contrastare discriminazioni e povertà educativa dei minori

di Sara Panarelli
7 Febbraio 2025
in hinterland, zapertura1

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La speranza oltre le sbarre: attivati a Uta i primi cinque patti educativi per le famiglie

Attivati i primi Patti Educativi Partecipati, lo Sportello di supporto psicologico alla genitorialità e il primo tirocinio lavorativo all’interno della lavanderia di Uta per i destinatari di Liberi dentro per crescere fuori, il progetto selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile in riferimento al bando nazionale Liberi di crescere.

Attraverso un approccio relazionale e partecipativo che mira a coinvolgere nelle scelte i diretti interessati aumentando il loro livello di consapevolezza, la cooperativa Panta Rei Sardegna, con un’équipe composta da un assistente sociale, uno psicologo e un pedagogista, ha stipulato i Patti Educativi Partecipati per cinque famiglie (il numero è destinato a crescere) composte da un genitore detenuto a Uta o in misura alternativa e i figli minori.

La caratteristica che accomuna tutti i nuclei familiari è il forte bisogno di mantenere il legame affettivo e le relazioni durante l’esperienza detentiva. Al di là di questo elemento in comune però ogni famiglia, ogni suo singolo componente, manifesta difficoltà e bisogni differenti che vanno intercettati e capiti affinché venga modellato su ognuno un tipo di intervento specifico. Ed ecco la necessità di incontrare singolarmente i nuclei familiari, anche per garantire un adeguato livello di riservatezza a chi sta attraversando un momento complicato della propria esistenza.

Il primo passo rende partecipe la famiglia per valutare le preoccupazioni e il livello di coinvolgimento in azioni a contrasto della situazione. Successivamente si incontrano i minori per capire quanto e come loro si sentano preoccupati e quanto si sentano coinvolti in azioni di miglioramento o cambiamento. Finora ci sono stati circa una sessantina di incontri tra l’équipe di sistema e le famiglie.

Una volta emerse le necessità e disegnato il percorso da intraprendere, si stipulano i Patti Educativi Partecipati, dai quali derivano i Progetti Educativi Individuali, una sorta di codificazione degli impegni che si assumono le parti coinvolte, con l’organizzazione di azioni dedicate ai minori e altre create ad hoc per il genitore. Tra le azioni destinate agli adulti ci sono i percorsi di supporto psicologico di gruppo, attivati dalla cooperativa sociale Elan (capofila del progetto), rivolti a padri e madri detenuti che stanno sperimentando l’esperienza detentiva, finalizzati a una riflessione circa il proprio ruolo genitoriale e, grazie al confronto e alla condivisione di esperienze, allo sviluppo delle competenze genitoriali. Al momento sono stati formati due gruppi da 8 persone ciascuno e sono previsti 10 incontri fino a ottobre prossimo. Inoltre è stato attivato il primo tirocinio di inclusione sociale e lavorativa da svolgersi all’interno della lavanderia industriale della Casa circondariale di Uta gestita da Elan. Il lavoro per il genitore detenuto, oltre che contribuire alla sua riabilitazione sociale, rappresenterà un supporto economico concreto al nucleo familiare

I figli minori che lo desiderano possono partecipare a numerose iniziative: dalle attività sportive alle gite fuori porta e in mezzo alla natura; da quelle artistico/culturali come laboratori di teatro, di musica, di promozione alla lettura, alle attività didattiche del dopo scuola a supporto di eventuali difficoltà di apprendimento. Le iniziative per i minori si svolgono fuori e dentro l’istituto di pena, mentre le persone recluse possono decidere di svolgere tirocini di inclusione sociale e lavorativa oltre che di usufruire del servizio di sostegno psicologico.

Oltre alle cooperative Panta Rei Sardegna ed Elan, gli altri partner del progetto “Liberi dentro per crescere fuori” sono Exmè & Affini, Solidarietà Consorzio; la Casa circondariale “Ettore Scalas” di Uta, l’Ufficio interdistrettuale di esecuzione penale esterna per la Sardegna (Uiepe), il Servizio Politiche Sociali Abitative e per La Salute del Comune di Cagliari e l’associazione Prohairesis e Aragorn S.r.l.

Tags: famiglieuta
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