La Barracciu chiede tempo, il Pd dice no

La direzione, che ha provato a scaricarla sollecitando un passo indietro, non concede alla candidata presidente la pausa di riflessione fino al 2 gennaio da lei chiesta per tentare di ricompattare il partito intorno al suo nome. Lavori rinviati a domani alle 16 per la decisione finale

Francesca Barracciu, assediata da chi ormai esplicitamente le chiede un passo indietro per il bene della coalizione di centrosinistra, dalla direzione di Oristano iniziata quattro ore dopo l’orario previsto propone una pausa di riflessione fino al 2 gennaio. “Capisco i dubbi, li ascolto ma ho la certezza della mia onesta’ e ho ancora la forza di andare avanti senza portare il partito a lacerarsi. Chiedo questa riflessione per verificare se tutti uniti possiamo andare avanti”, dice l’europarlamentare parlando al suo partito. Ma la sua proposta-richiesta-appello non passa: nessuna pausa di riflessione, si va avanti e si decide: unica concessione, che ha più il sapore di un ultimatum, appena 24 ore di tempo, perché i lavori – in un pesantissimo clima da guerra fredda – sono stati aggiornati a domani alle 16. A quel punto, nessun rinvio sarà più possibile: il Pd dovrà decidere cosa fare della sua candidata vincitrice delle primarie il 29 settembre e dal giorno dopo indagata per peculato nell’ambito dell’inchiesta sui fondi ai gruppi consiliari. È stato quello a far scattare l’operazione anti-Barracciu, il dubbio che presentarsi agli elettori con una candidata indagata in un momento in cui la voglia di pulizia e trasparenza è assoluta fosse – fermo restando l’assoluto garantismo – una scelta poco opportuna. Coinvolti nella questione anche i vertici nazionali del partito dallo stesso segretario regionale Silvio Lai subito dopo l’elezione di Matteo Renzi alla guida dei democratici, ora la decisione va presa nell’isola: il conto alla rovescia è già iniziato, la caccia alle possibili alternative anche. Al momento sono tre (i rettori di Cagliari Giovanni Melis e di Sassari Attilio Mastino e il segretario della Federazione nazionale della stampa italiana Franco Siddi), ma non è escluso che per un salvataggio dell’ultimo momento la scelta potrebbe virare su Renato Soru, come proprio Renzi vorrebbe. 


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