“Io, pediatra a Dolianova tra tamponi non effettuati e pochi camici e mascherine dall’Assl”

Annalisa Pischedda, dal 1991, segue tantissimi bambini nel suo ambulatorio: “Se un genitore è positivo al Covid metto subito i figli in quarantena e segnalo tutto. La sicurezza? Mi danno due camici e due mascherine, ma devo cambiarli tutti i giorni e sono costretta a comprarmeli”

Il suo telefono non smette quasi mai di squillare, “per fortuna ho un’assistente, sennò a quest’ora sarei già morta”. Annalisa Pischedda, 63 anni, dal 1991 fa la pediatra e ha il suo ambulatorio a Dolianova. L’emergenza Covid ha investito in pieno anche lei: bimbi con sintomi che fanno subito scattare un campanello d’allarme, l’iter per arrivare al tampone è tortuoso. “E se un genitore mi telefona per farmi sapere che è positivo, metto subito in quarantena i bambini e richiedo il tampone che nel 90 per cento dei casi non viene fatto, quindi salta il tracciamento perchè, nel caso di positività dei bimbi, bisognerebbe tamponare anche i compagni di scuola”, osserva. “Il sindaco di Dolianvoa è molto disponibile e attento alle nostre richieste per quanto è in suo potere, ma il problema dei tracciamenti che saltano riguarda esclusivamente l’Ats”. E la pediatra nota che “i bimbi che stanno a casa per tanto tempo in attesa del tampone che non arriva” è una situazione che “crea problemi a tutta la famiglia”.

“Come tutti i colleghi sono oberata di lavoro, tante segnalazioni. Ci sono genitori che se la prendono con me perchè non faccio il certificato per far ritornare i piccoli a scuola, ma se non ho l’esito del tampone non posso. È una situazione kafkiana”, polemizza la 63enne. E la sicurezza? “È una sicurezza dare due camici e due mascherine quando devo cambiarli tutti i giorni? Solo una parte mi sono arrivati dall’Assl, la maggior parte li devo pagare di tasca mia. La situazione è estremamente difficile, nello stesso ambulatorio visito sani e patologici, serve una sede dove poter visitare i bimbi patologici. Ricevo in media trenta telefonate al giorno, prima della pandemia erano la metà”.


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