“Io, donna cagliaritana nella città arancione: non comprendo le file ai negozi e i monumenti chiusi, che effetti avremo?”

La lettera aperta di una lettrice di Casteddu Online: “Se l’obiettivo è scoraggiare gli assembramenti è evidente, ai più, che qualcosa non sta funzionando.

Ben comprendo invece perché i contagi non diminuiscano nonostante le misure adottate, un’economia massacrata e un’istruzione scolastica mortificata”

Gent.le Redazione

Sono una vostra affezionata lettrice che, con apprensione e sconcerto, segue le dinamiche sanitarie e politiche che, da un anno a questa parte, ci costringono ad una esistenza fatta di divieti e restrizioni.

Ogni cittadino, per sé e per senso di responsabilità nei confronti della collettività, è stato chiamato a compiere dei sacrifici. Sacrifici che, come è ben noto, hanno colpito categorie e professioni più di altre.

Il momento è difficile, diremmo, e si tenta di fare ciò che si può con i mezzi a disposizione. Proprio per questo condivido con voi una riflessione.

Sabato 23 gennaio, alle porte di una domenica tinta di arancione per tutta la Sardegna, i ristoranti, i bar, le pizzerie vengono chiuse alle ore 18:00, centri commerciali chiusi così come teatri, cinema, palestre e un’infinità di altre attività.

Le strade del centro pululano di persone, quelle stesse che in condizioni normali si sarebbero divise in spazi differenti della città e invece così si ritrovano tutte ammassate nello stesso luogo.

Il bastione, illuminato, diventa il ritrovo per i nostri ragazzi, quelli che non vanno a scuola perché i mezzi pubblici non consentono il distanziamento, quelli da proteggere dai contagi, quelli della DAD… Uno spettacolo impietoso, tantissimi giovani ammassati, senza mascherina che trascorrono il tempo nell’unico luogo rimasto aperto e incontrollato.

In un attimo, innanzi a quella scena, si perde il senso dei sacrifici compiuti da tanti lavoratori privati che, in tutta onestà, avrebbero potuto garantire ogni distanziamento all’interno dei propri locali.

Da cittadina non comprendo perché chiudere i luoghi dove è possibile controllare gli ingressi e il rispetto delle regole di distanziamento.

Non comprendo perché, nei luoghi di maggior ritrovo, non siano presenti le forze dell’ordine a scoraggiare assembramenti non controllati.

Non comprendo le file incontrollate fuori dai negozi o le bevande d’asporto consumate in compagnia 2 metri più in là dal bancone.

Se l’obiettivo è scoraggiare gli assembramenti è evidente, ai più, che qualcosa non sta funzionando.

Ben comprendo invece perché i contagi non diminuiscano nonostante le misure adottate, un’economia massacrata e un’istruzione scolastica mortificata.

Gli effetti del covid-19 gli abbiamo visti, ignoriamo gli effetti a lungo termine che le misure adottate avranno sulla nostra società e, purtroppo, non abbiamo certezza che non siano peggiori.

VS


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