In arrivo 80 medici argentini e cubani in Sardegna. Non è una soluzione.
E’ da tempo che la Rete Sarda sollecita politiche sanitarie eque e responsabili.
Il problema della carenza di medici non trova risposte senza un’analisi attenta delle cause per le quali la Sardegna perde i suoi medici.
Eppure ogni anno si iscrivono agli Ordini dei Medici sardi dai 350 ai 450 neo abilitati. Dove vanno? C’è da chiedersi quanti sono i medici operanti nel Sistema sanitario pubblico, quanti nel privato non convenzionato, quanti sono i liberi professionisti, quanti fuggono all’estero e quanti sono gli amministrativi.
La fuga dei nostri medici dal pubblico al privato e all’estero è la risposta al
precariato, al blocco del turnover, alle retribuzioni al di sotto della media italiana, al carico burocratico, al sovraccarico di lavoro, alla disorganizzazione, sino alla perdita della dignità professionale.
Entro il 2028 è previsto un forte tasso di pensionamenti, per il quale difficilmente ci sarà un ricambio generazionale.
La carenza di medici in Sardegna non è un problema principalmente numerico, ma di organizzazione e del dove e come si destinano le risorse in sanità. Il fallimento dei medici a gettone a poco è servito. Gli 80 professionisti in arrivo dall’Argentina e da Cuba, non sono una soluzione né una garanzia. E’ un déjà vu. La nostra sanità regge ancora sulla professionalità e sulla dedizione del personale organico, ormai allo stremo delle forze.
La sanità sarda, necessita di competenze politiche, che comprendano che la soluzione della carenza del personale sanitario non può essere il richiamo dei medici in pensione, le prestazioni aggiuntive, i medici a gettone e neppure l’importazione di medici da altri Paesi.
Ancor meno è accettabile che al personale organico, al limite delle forze, si chieda di lavorare di più con incentivi economici, come le prestazioni aggiuntive recentemente proposte dall’assessora della Sanità-presidente Todde.
A tal proposito la Rete Sarda, chiede alla politica regionale, maggiore attenzione allo stato di salute del personale sanitario organico. Questo è l’allarme dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) diramato di recente sul “Burnout” (bruciato), un fenomeno professionale caratterizzato dall’esaurimento fisico e mentale, dal crescente distacco dal proprio lavoro e una ridotta efficienza. Una condizione psicopatologica da sovraccarico di lavoro, riscontrata tra il personale sanitario, di cui la Sardegna non è esente.
Claudia Zuncheddu – Rete Sarda per la Difesa della Sanità Pubblica.










