Zedda chiude il dibattito: “Uno stadio per riportare i grandi eventi a Cagliari”
Non solo calcio. Il nuovo stadio deve diventare il simbolo di una città che torna a ospitare grandi eventi internazionali. È un intervento netto, politico e senza giri di parole quello del sindaco Massimo Zedda, che in Aula ha chiuso il confronto sul futuro dell’impianto. Il punto di partenza è quasi una denuncia: Cagliari è fuori dai grandi circuiti.
“Dal concerto di Vasco Rossi, nel 1991, non ospitiamo eventi musicali di quel livello”, ricorda Zedda, mettendo in evidenza un vuoto lungo oltre trent’anni per un capoluogo di Regione.
Il sindaco affonda: è impensabile, oggi, non avere uno spazio adeguato per eventi musicali, sportivi e culturali di respiro internazionale. Il nuovo stadio, con una capienza fino a 30mila spettatori, nasce proprio per questo: colmare un ritardo storico. Non è solo una questione di intrattenimento. È economia, attrattività, futuro. “Quei 30mila posti – sottolinea – non sono un costo in più, ma una possibilità in più”. La visione è chiara: uno stadio multifunzionale. Non solo partite, ma concerti, eventi europei, grandi manifestazioni e persino congressi. In una città che oggi, ammette lo stesso Zedda, non ha spazi adeguati nemmeno per grandi assemblee nazionali. In attesa della riqualificazione della Fiera, il nuovo impianto potrebbe diventare un punto di riferimento anche per questo tipo di eventi.
Ma il governatore della città ricorda anche che “Cagliari non è Milano, né Roma. Gli investimenti qui sono più difficili, meno immediati nei ritorni economici”. E proprio per questo serve equilibrio: “Attenzione a parlare di regali ai privati: se fosse così, ci sarebbero cento investitori in fila”. Il messaggio è chiaro: senza un progetto sostenibile, il rischio è restare fermi ancora.
Il nodo del futuro: uno stadio pensato per i prossimi 50 anni
In proposito, Zedda allarga lo sguardo e pone una domanda che pesa: quale sarà Cagliari tra 30 o 50 anni? Tra calo demografico, invecchiamento della popolazione e trasformazioni tecnologiche, progettare oggi significa immaginare un futuro completamente diverso. E lo stadio dovrà reggere questa sfida. Altro passaggio chiave: la gestione. Il sindaco boccia l’idea di fissare rigidamente un numero di giornate per eventi.
Meglio convenzioni flessibili, adattabili di anno in anno, senza appesantire il piano economico-finanziario. Perché il rischio, altrimenti, è uno solo: rendere l’intero progetto più fragile. Nel finale, il senso politico dell’intervento è chiarissimo. Lo stadio non è solo un’opera: è una scelta strategica. O Cagliari si dota di un’infrastruttura capace di attrarre eventi, investimenti e visibilità internazionale, oppure continuerà a restare ai margini.











